Il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini

Per visualizzare il contenuto multimediale è necessario installare il Flash Player Adobe

INIZIO CONTENUTO

Interventi e discorsi

Interventi e discorsi del Presidente della Camera

28/01/2010

Montecitorio, Sala del Mappamondo - Presentazione del volume "L'Unità d'Italia. Parole e immagini dell'epopea nazionale in una collezione inedita"

La Camera dei deputati è lieta di presentare "L'Unità d'Italia. Parole e immagini dell'epopea nazionale", un importante volume realizzato da Collezioni numismatiche in collaborazione con la Biblioteca nazionale che si inserisce autorevolmente nella produzione bibliografica legata alla ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità nazionale. Saluto e ringrazio il Ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, il Presidente di Collezioni numismatiche, Michele Palazzetti, lo storico Giuseppe Talamo, che ha egregiamente curato la direzione scientifica dell'opera.

Il volume, che si presenta con una veste editoriale di grande pregio, va al di là dell'encomiabile intento celebrativo permettendo di approfondire diversi e decisivi profili del processo di unificazione nazionale: primo fra tutti il ruolo svolto dalla stampa nella formazione e nella diffusione della coscienza nazionale negli anni cruciali del Risorgimento
Prima ancora che nelle sue strutture politiche e amministrative, l'Italia unita è nata nelle coscienze di tanti uomini che l'hanno affermata e testimoniata come grande traguardo ideale e civile. Interessanti spunti di riflessione offrono in tal senso le pagine del prof. Talamo dedicate al passaggio, nel nostro Paese, dalla "nazione culturale" a quella "politica", cioè alla costruzione di quei vincoli atti a "creare una patria", come egli scrive nel volume.
E' un tema che merita di essere ampiamente sviluppato e approfondito in questo anno di preparazione al grande appuntamento del 2011, un evento che dovrà fornire l'occasione non soltanto per rivisitare la nostra storia comune, ma soprattutto per affermare un'idea di nazione proiettata nel futuro, riflettendo anche sui problemi della nostra coesione sociale.
E il punto di partenza non può che essere, oggi come centocinquanta anni fa, la percezione dell'Italia nella coscienza degli italiani, il loro senso di appartenenza, il loro desiderio di impegnarsi per affermare l'ideale comune della nazione.

Un elemento su cui riflettere è il fatto che gli italiani si dimostrano particolarmente fieri della loro tradizione culturale, ma tendono talvolta a rifluire nell'individualismo e nel particolarismo.
Mai come oggi c'è quindi bisogno di impegnarsi per promuovere la comunità politica nella duplice direzione della continuità con la storia, da un lato, e dell'apertura al comune futuro, dall'altro.
C'è bisogno di affermare l'Italia sia come identità sia come progetto.
Sono, del resto, le stesse dinamiche della globalizzazione a spingerci in tale direzione. Esse riportano con forza, al centro della dimensione politica e storica, il principio di nazione come idea democratica, un'idea aperta ad includere e ad accogliere i nuovi cittadini che vengono da Paesi lontani, ridefinendo se stessa ed i propri obiettivi attorno al valore unificante della libertà.
Le parole più adatte per sintetizzare questa visione ci vengono da un grande pensatore dell'Ottocento francese, Ernest Renan, che seppe mirabilmente delineare una teoria democratica della nazione, lontana dalle tentazioni dell'etnicismo e del revanscismo: .
E' compito della politica e delle Istituzioni rispondere alla domanda di nazione imposta dall'evoluzione storica, fornendo ad essa un senso ed una progettualità nonché rendendo i cittadini consapevoli delle sue potenzialità.
La "domanda di nazione" l'abbiamo vista manifestarsi anche sull'onda di potenti sentimenti collettivi che si sono rivelati in alcuni drammatici momenti vissuti in questi anni: basterebbe pensare alla forte coesione nazionale prodottasi di fronte a grandi e recenti tragedie, come Nassirya o il sisma abruzzese.
E sono stati molti, in quei casi, a stupirsi del forte senso di unità dimostrato dagli italiani. Quelle drammatiche esperienze ci hanno in realtà dimostrato che le basi morali della coesione sono solide e profonde. E su di esse le Istituzioni debbono saper trarre le energie morali necessarie e scommettere sull'avvenire comune.

Rafforzare l'idea di nazione come comunità politica non equivale naturalmente a trascurare i fattori di unità culturale, a partire dalla lingua. Credo sia importante sottolineare la rilevanza dell'italiano come elemento fondamentale dell'identità nazionale e confido che possano essere promosse, proprio a partire dalle celebrazioni del 150° dell'Unità, iniziative idonee, in Italia come nelle nostre comunità all'estero, per rafforzare una maggiore consapevolezza del nostro patrimonio linguistico e letterario, che nasce mezzo millennio prima dello Stato unitario.
La ricorrenza del 2011 può e deve offrire l'opportunità per analizzare la realtà del nostro Paese e per aggiornare il nostro modo di essere italiani, riscoprendo contemporaneamente la nostra eredità storica e culturale.
Un importante ruolo può essere in tal senso svolto dalla ricerca storiografica nell'analizzare la ricchezza e complessità del nostro passato, ponendo in rilievo le luci ma anche le ombre del processo di unificazione; credo che oggi, a 150 anni dall'unificazione, possiamo farlo. Il libro che presentiamo oggi offre un importante contributo in tale prospettiva, proprio perché propone una sintesi realistica ed equilibrata della nostra vicenda nazionale, scevra da trionfalismi e da banalizzazioni, ma attenta ai traguardi di progresso civile e sociale che il Risorgimento seppe dischiudere al nostro Paese.
L'esperienza risorgimentale ci insegna che senza una compagine statale forte e credibile, siamo tutti privati di qualcosa, siamo, in un certo senso, tutti più poveri. Oggi come allora, abbiamo bisogno di un Paese coeso e solido, con un'identità nazionale condivisa e collegata alla più grande identità che ci viene dalla piena appartenenza europea.
Requisiti fondamentali sono la valorizzazione del nostro patrimonio storico e la promozione delle attività culturali. Se nel XIX secolo la formazione della coscienza nazionale passò anche attraverso i libri, dopo centocinquanta anni è sempre la cultura - e questo pregiato volume delle Collezioni numismatiche ce lo dimostra - uno degli strumenti privilegiati per rafforzare l'idem sentire degli italiani.