Il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini

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Interventi e discorsi

Interventi e discorsi del Presidente della Camera

11/02/2010

Montecitorio, Sala del Mappamondo - Presentazione del libro "Le vittime del crimine"

Autorità, Signore e Signori!

Sono particolarmente lieto di partecipare alla presentazione del volume 'Le vittime del crimine', a cura di Anna Maria Giannini e di Barbara Nardi, che raccoglie una serie di interessanti interventi di esperti che affrontano, secondo diverse prospettive, la tematica della cosiddetta "vittimologia".
Un saluto agli illustri ospiti: al Ministro degli Interni, Roberto Maroni, al Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, al Capo della Polizia, dott. Antonio Manganelli, al Presidente della Corte di Appello di Roma, dott. Giorgio Santacroce.
La ricerca che qui presentiamo descrive uno scenario di grande importanza che attiene all'esigenza di valorizzare la dignità della vittima del reato in ogni luogo e circostanza. Ciò non è sempre scontato, poiché, a volte, la figura della vittima resta nell'ombra, dal momento che, spesso, alla violenza del reato inferta dal colpevole si aggiunge quella che gli esperti chiamano 'vittimizzazione secondaria', vale a dire la sottovalutazione dei danni che possono scaturire per la vittima da disfunzioni del sistema della giustizia penale.
A tale riguardo, particolarmente dolorosi sono i casi di violenza sessuale, di pedofilia e di sfruttamento sul lavoro giacché al trauma principale provocato dalla violenza subìta si aggiungono quei contraccolpi che derivano da un iter processuale e dibattimentale lungo ed estenuante; dal rischio di riservare al soggetto passivo del reato una posizione secondaria e del tutto marginale rispetto a quella del reo, col rischio di generare nella vittima del reato una percezione di ingiustizia; dalla rigida applicazione di meccanismi premiali; dal mancato rispetto, in altre parole, del principio della certezza della pena.
Gli effetti possono essere molto gravi nella psicologia della vittima che ha subìto il reato e, in alcuni casi, superiori alle conseguenze dirette ed immediate del reato.
Da questo punto di vista, concordo con quanto scritto dal dott. Manganelli nella prefazione del libro, laddove si sostiene che la vittima non deve essere reputata "una 'conseguenza' dell'azione criminale, bensì il soggetto reale e concreto della stessa" .
Mi auguro, quindi, che l'incontro odierno consenta una riflessione puntuale, sostenuta dalla consapevolezza che punire il crimine, senza preoccuparsi di eliminare anche, per quanto possibile, le sue conseguenze, costituisce in fondo un modo "per fare giustizia a metà".
Negli ultimi anni, nel nostro Paese, e nelle Istituzioni - che almeno in questa situazione hanno dimostrato una sintonia con la società - è finalmente maturata la profonda convinzione che il rispetto della persona, della sua integrità fisica e psicologica, della sua dignità, è il fondamento di ogni sistema giuridico avanzato ed è il principio che sta alla base della tutela dei diritti sia dell'imputato, sia del condannato, sia della vittima. In tal senso, l'articolo 2 della nostra Costituzione, secondo il quale "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", rappresenta l'architrave portante di quel nucleo di valori fondanti l'ordinamento democratico.
Questo processo di maturazione civile finalizzato a tutelare le vittime del crimine trova peraltro un importante riscontro in Europa. Vorrei, infatti, ricordare, a questo proposito, la decisione approvata a Bruxelles dal Consiglio dell'Unione Europea il 15 marzo 2001. Tale documento s'ispira alla Convenzione europea sul risarcimento alle vittime di atti di violenza, firmata a Strasburgo il 24 novembre 1983.
Trattandosi di una "decisione quadro" spetta agli Stati membri il compito di attuarla. Essa impegna ciascuno Stato a riservare, all'interno del proprio ordinamento penale, un ruolo effettivo e appropriato per le vittime, le quali hanno diritto a ricoprire, durante tutto l'iter processuale, una posizione giuridica che sia rispettosa della loro dignità personale.
Ciascuno Stato membro deve assicurare che le vittime particolarmente "esposte" beneficino di un trattamento che risponda in modo ottimale alla loro situazione.
Il che non significa soltanto che gli interessi della vittima debbano essere salvaguardati nell'ambito del procedimento penale in senso stretto, ma significa anche adottare talune misure di assistenza alle vittime (o ai loro famigliari) prima, durante e dopo il procedimento penale, così da attenuare gli effetti del reato.
La "decisione quadro" si fonda, pertanto, sul principio della dignità della persona lesa che rappresenta un valore essenziale per tutta la cultura costituzionale europea e, a questo riguardo, vorrei ricordare che, attualmente, è all'esame della Camera dei deputati il disegno di legge comunitaria 2009 che delega il Governo ad attuare la "decisione quadro" con importanti misure di tutela della dignità della parte lesa durante le varie fasi processuali.
Il mio auspicio è che, riflettendo sullo status delle vittime, si possa contribuire a ripristinare una cultura della legalità che si contrapponga ad ogni forma di abuso.
L'appello che mi sento di rivolgere in questa importante occasione è che siano tenute nella necessaria considerazione le esigenze della vittima dei reati e dei loro famigliari, riconoscendone lo status con tutto ciò che esso comporta anche in termini di ragionevole risarcimento economico.
Solo così si potrà costruire una società più attenta non solo ai diritti della persona che subisce il reato, ma anche ai diritti dello stesso imputato.
"Il male - diceva Tucidide - non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce". O - aggiungo io - non lo punisce e non lo ripara.