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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 16 maggio 2012

TESTO AGGIORNATO AL 17 MAGGIO 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


   La Camera,
premesso che:
l'articolo 30, primo comma, della Costituzione riconosce che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli;
l'articolo 33, quarto comma, della Costituzione, rimette alla legge dello Stato il compito di fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, prescrivendo che siano assicurati ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali;
la legge 10 marzo 2000, n. 62, in attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, ha sancito le condizioni per il riconoscimento della parità scolastica tra le scuole statali e le scuole non statali e della funzione pubblica svolta a pieno titolo da queste ultime, nell'ambito del sistema nazionale di istruzione;
la realizzazione della parità scolastica rappresenta il riconoscimento del fondamentale diritto delle famiglie di scegliere il tipo di istruzione da impartire ai propri figli, nell'ambito dei principi dell'ordinamento costituzionale;
il pluralismo educativo svolge un ruolo fondamentale per rendere più moderno e flessibile il sistema scolastico del nostro Paese, secondo principi di autonomia, di sussidiarietà e di partecipazione, e per allinearlo più avanzate realtà scolastiche europee;
le scuole paritarie svolgono, in molti casi e soprattutto al livello della scuola primaria e della scuola dell'infanzia, un ruolo di integrazione rispetto al servizio prestato dalle istituzioni statali e, in generale, pubbliche, le quali non potrebbero soddisfare, da sole, la richiesta delle prestazioni essenziali i cui livelli minimi debbono, per precetto costituzionale, essere garantiti agli alunni e alle famiglie su tutto il territorio nazionale;
il ruolo della scuola paritaria è quello di concorrere con la scuola statale al perseguimento di un obiettivo comune, ossia quello della formazione e dell'educazione del fanciullo e del giovane, sia sul piano culturale, sia nello sviluppo dei valori morali e della coscienza civile, d'intesa e in collaborazione con le famiglie;
le scuole paritarie attraversano da tempo un periodo di estrema difficoltà, legata principalmente all'inadeguatezza delle risorse economiche disponibili per il loro funzionamento; tale difficoltà, aggravata dall'attuale congiuntura economica, non può essere risolta attraverso un appesantimento dell'onere delle rette a carico degli studenti e delle famiglie, che costituirebbe un oggettivo ostacolo alla realizzazione del diritto alla scelta dell'istruzione in condizioni di effettiva parità;
non sussiste libertà di insegnamento e di scelta educativa senza un sostegno a livello giuridico ed economico perché tale libertà possa realizzarsi, come affermato molto chiaramente anche dal Parlamento europeo nella risoluzione approvata il 14 marzo 1984;
un intervento immediato potrebbe realizzarsi mediante un'idonea destinazione di una parte dei fondi appartenenti alla quota dell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) attribuita alla diretta gestione statale, di cui all'articolo 47, secondo comma, della legge 20 maggio 1985, n. 222, già più volte utilizzata in passato per esigenze di carattere straordinario (si vedano l'articolo 2, comma 69, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, poi modificato dall'articolo 1, comma 1233, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; la voce «Legge 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 3, comma 3» dell'allegato al decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126; l'articolo 21, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; l'articolo 30, comma 5, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e l'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2012, n. 9),
impegna il Governo
ad adottare tempestivamente iniziative di carattere normative per destinare, nell'esercizio finanziario 2013 e nei due successivi, un adeguato importo della quota dell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) attribuita alla diretta gestione statale al finanziamento di misure dirette a sostenere l'attività didattica ed educativa e il funzionamento delle scuole paritarie, allo scopo di assicurare, nell'attuale momento di difficoltà, adeguate risorse economiche per garantire la continuità della funzione da esse svolta, nell'ottica del pluralismo educativo, nell'ambito del sistema nazionale di istruzione.
(1-01032) «Garagnani, Barbieri, Romele, Scandroglio, Migliori, Saglia, Angeli, Mazzuca, Pelino, Frassinetti, Vignali, Mantovano, Gottardo, Nastri, Di Virgilio, Lunardi, Marinello».


   La Camera,
   premesso che:
    il centro storico di Napoli si estende su una superficie di 1.700 ettari. L'UNESCO nel 1995 ha dichiarato patrimonio dell'umanità una parte di questa superficie. L'area interessata è estesa per circa 981 ettari e contiene i seguenti quartieri: Avvocata, Montecalvario, San Giuseppe, Porto, Pendino, Mercato, Chiaia, San Ferdinando, Stella, San Carlo all'Arena, San Lorenzo e Vicarìa e parte delle colline del Vomero e Posillipo. La sua unicità consiste anche nella conservazione quasi totale e nell'uso dell'antico tracciato viario greco;
    la città di Napoli, in effetti, ha due veri e propri nuclei originari: il primo è Pizzofalcone sul quale nacque la città di Partenope, mentre il secondo è l'area dei Decumani dove è sorta Neapolis. In quest'ultima zona, in particolare, sono presenti un'infinità di testimonianze storiche e culturali: obelischi, monasteri, chiostri, più di 30 musei, importanti istituzioni culturali pubbliche e private; inoltre, catacombe, scavi archeologici all'aperto e sotterranei con resti greci o come il teatro romano. Il centro storico di Napoli è caratterizzato, poi, dalle sue chiese che sono più di 300 con il loro tesoro artistico costituito da opere dei più grandi artisti tra i quali Caravaggio, Donatello, Giuseppe Sanmartino, Luca Giordano, Cosimo Fanzago;
    questa area, riconosciuta appunto per la sua importanza dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, è stata inserita nella lista dei beni da tutelare a livello mondiale con la seguente motivazione: «Si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa»;
    a seguito della decisione dell'UNESCO è nato, nel 2009, il grande programma per il centro storico di Napoli patrimonio dell'umanità che aveva, si legge nel suo programma, l'obiettivo di conseguire lo sviluppo e migliorare sensibilmente la qualità dell'ambiente e della vita degli abitanti;
    l'obiettivo non era e non è, dunque, solo quello del restauro di monumenti e di tessuti edilizi storici. Si voleva invece mettere in campo un'articolata serie di interventi sulla parte «fisica» del centro storico (dagli impianti tecnologici, ai sottoservizi all'arredo urbano) e sugli aspetti «immateriali» (dalla sicurezza, ad azioni interne alle politiche dell'inclusione). La possibilità di conseguire questa pluralità di obiettivi è legata alla qualità dei progetti di diversa natura che devono messi in campo e, soprattutto, dalla loro organica integrazione;
    per promuovere tale piano di interventi, al programma si è affiancata la definizione concordata di alcuni protocolli aggiuntivi, per l'accesso ad altre misure di finanziamento su settori specifici: turismo, assistenza e welfare, sicurezza, trasporti, imprenditorialità, studentati, e altro;
    un primo livello di interventi il DOS (Documento di orientamento strategico) prendeva come riferimento l'intera area perimetrata nel 1995 come Patrimonio UNESCO (coincidente con il territorio classificato come centro storico dal piano regolatore generale del 1972, con l'aggiunta dei parchi monumentali). Individuava, inoltre, una cospicua serie di complessi monumentali, fasce di tessuti edilizi, ambiti urbani meritevoli di intervento, e iniziative di carattere immateriale per un importo complessivo stimato di 570 milioni. Il secondo livello, il P.I.U. (programma integrato urbano) Napoli, che rientrava nel limite di finanziamento di circa 240 milioni di euro afferente all'obiettivo operativo 6.2 del POR-FESR 2007-2013, restringeva l'intervento all'area di Neapolis, alla città di fondazione, e alla fascia costiera che da piazza Mercato arriva a piazza Municipio;
    entrambe le linee di interventi puntavano e puntano a solidificare il binomio accoglienza-cultura, determinante per una città come Napoli e per il suo sviluppo. Proprio su questo binomio, infatti, deve puntare il rilancio ed il riscatto di Napoli;
    coinvolgimento e partecipazione, valorizzazione e potenziamento dell'offerta culturale, integrazione sociale e distribuzione del benessere, adeguatezza delle infrastrutture e dei servizi rispetto alla sostenibilità dello sviluppo. Questi erano e devono essere ad un tempo gli obiettivi da perseguire e gli strumenti su cui puntare per rilanciare Napoli e il suo centro storico, inteso come è ma anche come dovrebbe essere: una grande risorsa per il rilancio e lo sviluppo;
    non a caso l'articolo 9 della Costituzione tutela il patrimonio storico-artistico e il paesaggio della nazione per il loro valore culturale;
    è noto che il «valore culturale» ha assunto negli ultimi anni anche una grande importanza economica: l'enorme sviluppo dei mezzi di trasporto e l'abbattimento dei relativi costi hanno trasformato, infatti, il turismo da fenomeno di élite in fenomeno di massa. Oggi si muovono quasi un miliardo di turisti nel mondo (980 milioni, fonte Unwto l'Organizzazione mondiale del turismo, delle N.U.). Sicché l'Italia si ritrova a vantare giacimenti culturali che, per il loro pregio, attraggono visitatori e investimenti da ogni parte del mondo;
    il patrimonio culturale è una risorsa unica. Per sua natura non può essere delocalizzata. Si tratta, dunque, di una risorsa propria e certa, un patrimonio enorme soprattutto per il nostro Paese, sul quale è fondamentale investire in maniera strategica;
    il legislatore, in effetti, ha in parte recepito questa necessità e in particolare con la legge n. 449 del 1997 e successive modificazioni ha deciso una cospicua detrazione percentuale per gli interventi nel settore edilizio. Questo intervento, però, comporta un'equiparazione che di fatto impedisce il corretto raggiungimento dell'obiettivo di salvaguardare in primo luogo il patrimonio artistico e culturale dei nostri centri storici. Si tratta, infatti, di una decisione che mette sullo stesso piano, incentivandoli in egual misura, sia interventi di edilizia che potremmo definire ordinari sia quelli riferiti al patrimonio artistico e culturale, riferiti, cioè, alle città d'arte e ai centri storici. Interventi, quest'ultimi, cioè finalizzati ad aree proclamate, per il loro eccezionale pregio e per la loro unicità, patrimonio mondiale dell'umanità;
    questa situazione è stata ben evidenziata da un recente appello pubblico firmato da importanti personalità delle istituzioni pubbliche, del mondo della cultura e della società civile del nostro Paese a sostegno della città di Napoli e del suo centro storico;
    in particolare, nell'appello succitato, le ragioni che comportano il corretto raggiungimento dell'obiettivo di salvaguardare in primo luogo il patrimonio artistico e culturale dei nostri centri storici vengono così riassunte: «a) perché gli interventi, applicati ai fabbricati storici, sono complessi, impegnativi e delicati, come tali più costosi; b) perché volti, grazie anche all'impiego di una mano d'opera qualificata, a conservare e valorizzare un patrimonio attrattore di investimenti anche dall'estero; c) perché tali interventi, oltreché attrattori di un turismo crescente e qualificato, sono promotori a valle di un diffuso indotto nei settori della ristorazione, commercio, artigianato, industria alberghiera, con le rispettive occupazioni e maggiore gettito per l'erario; d) perché consentono di recuperare nel centro storico alloggi, 21.000 nel caso di Napoli, senza che occorra realizzarli altrove col conseguente consumo del territorio; e) perché il recupero degli alloggi nel centro storico assicura agli abitanti un'ulteriore e migliore opportunità per non abbandonarli, evitando così lo spopolamento di quell'area, garantendo, nel contempo, al contesto protetto la conservazione dell'attuale carattere popolare; f) perché volti a rendere rassicurante, presentabile e accogliente il centro storico contiguo e aperto al porto di Napoli, dove i crocieristi vi sbarcano sempre più numerosi, attratti da un più generale contesto di straordinario interesse e bellezza (Capri, Campi Flegrei, Vesuvio, Ercolano, Pompei, eccetera); g) perché, tali interventi, per la loro complessità e delicatezza, corrispondono alle competenze delle locali Università e istituti di cultura e alle aspirazioni dei giovani che vi si formano; h) perché gli interventi di conservazione, se incentivati da una congrua detrazione fiscale, come tale, spalmata su più anni, attiverebbero un'immediata occupazione e crescita, quale effetto dell'altrettanto immediato interesse dei proprietari, privati, pubblici, ecclesiastici, a partecipare alla spesa»;
    inoltre, si sottolinea che tale equiparazione è irragionevole anche sotto «un profilo di stretta logica giuridica, per essere tale edilizia divenuta anche patrimonio dell'Umanità, come tale garantita dallo Stato, oltreché patrimonio dei proprietari, che da tale compartecipazione subiscono le conseguenti restrizioni di natura giuridica»;
    la Convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio mondiale firmata a Parigi nel 1972 stabilisce che: «Ciascuno Stato, riconosce che è sua primaria incombenza l'identificazione, la tutela, la conservazione, la valorizzazione e la trasmissione alle generazioni future del patrimonio mondiale, impegnandosi ad operare a tale scopo direttamente al massimo delle risorse disponibili» (articolo 4);
    il Consiglio d'Europa aggiunge «ciascuno Stato è impegnato ad adottare le misure fiscali idonee ad assicurare la conservazione di questo patrimonio; e ad incentivare le iniziative private intese a salvaguardare la manutenzione e il restauro di tale patrimonio» (articolo 6, Convenzione di Granada, 1985);
    il Governo italiano, in base alla convenzione UNESCO, è, dunque, obbligato ad assicurare ai siti per i quali ha ottenuto l'ambito riconoscimento, gli interventi di conservazione e di valorizzazione;
    in questo quadro, se gli interventi di valorizzazione possono essere addossati alla responsabilità delle amministrazioni locali, gli interventi di conservazione, oltremodo impegnativi, di consolidamento statico, di risanamento conservativo, di adeguamento antisismico, devono invece essere finanziati dal Governo, avendone, per dettato costituzionale, la esclusiva competenza (Corte costituzionale 13 gennaio 2004, n. 9);
    si deve tenere presente l'allarme lanciato a più riprese dal Soprintendente per i beni architettonici di Napoli, architetto Stefano Gizzi, che ha evidenziato la: «situazione drammatica del centro storico di Napoli: su 700 palazzi storici almeno il 50 per cento ha bisogno di interventi di restauro e di ripristino urgenti e poco più del 10 per cento ha problemi seri con rischi di distaccamento di intonaci o, addirittura, di crolli»;
    a Napoli, ma non solo nel capoluogo partenopeo, il patrimonio storico-artistico del suo centro storico, rappresenta, come del resto in altre città e, in generale nel nostro Paese, un enorme bacino di potenziale ricchezza e dovrebbe essere, proprio questo, uno dei punti nevralgici su cui investire. Tali investimenti contribuirebbe non poco al rilancio dell'economia e allo sviluppo dell'Italia;
    i nostri centri storici raccontano una storia di secoli, la storia dei Comuni, delle Signorie, di un modello di civiltà assoluto, ammirato e studiato in tutto il mondo. È una ricchezza, va ribadito, non de-localizzabile, un patrimonio che fa dell'Italia un caso unico nel mondo. Gli italiani vivono su un giacimento di opportunità che deve essere messo a frutto. Una ricchezza sulla quale si può e si deve innestare il connubio virtuoso tra pubblico e privato, affinché sia il pubblico ad incentivare il privato all'iniziativa e all'intervento. Intervento mirato a mantenere, preservare, valorizzare il patrimonio storico, architettonico e culturale;
    il recupero dei centri storici, il loro mantenimento, rappresenta un volano di sviluppo economico dalle enormi potenzialità. Esso può essere un inesauribile programma di interventi mirati a garantire la vivibilità di intere aree urbane a vantaggio dei residenti, delle aziende coinvolte nei lavori. Un'azione dello Stato, in tal senso, rappresenterebbe una fonte di valore aggiunto per l'economia dell'intera nazione;
    anche in termini di sviluppo turistico i centri storici italiani rappresentano una ricchezza enorme non de-localizzabile su cui sarebbe bene investire in maniera strategica;
    secondo un dossier del WWF dal 1994 al 2010 sono stati saturati per nuove costruzioni 3,5 milioni di ettari, dei quali due milioni di terreni agricoli: come Lazio e Abruzzo messi insieme. Si continua a preferire di costruire nelle campagne, dove negli ultimi 40 anni è scomparso quasi un terzo del territorio agricolo (un bene irripetibile), mentre i centri storici restano senza interventi esposti ad un costante ed inevitabile degrado. Questa è una tendenza che deve essere invertita con interventi costanti ed una strategia di sviluppo finalizzata a valorizzare i nostri giacimenti culturali, facendone a loro volta, una fonte di sviluppo;
    si deve tenere presente il contributo che offrono le Diocesi per la tutela dei beni architettonici, storici e culturali dei centri storici. Esse spesso ne garantiscono la valorizzazione e la salvaguardia strutturale,

impegna il Governo:

   a chiarire urgentemente quali misure siano state adottate fino ad oggi, in coerenza con l'obbligo derivante in base alla convenzione UNESCO, per assicurare al centro storico di Napoli i necessari interventi di conservazione e di valorizzazione;
   a chiarire quale sia ad oggi lo stato di attuazione del grande programma per il centro storico di Napoli patrimonio dell'umanità che aveva l'obiettivo di conseguire sviluppo e migliorare sensibilmente la qualità dell'ambiente e della vita degli abitanti;
   a chiarire quali siano gli interventi che il Governo intende mettere in atto, anche in previsione del Forum internazionale delle culture secondato dall'UNESCO, al fine di sostenere il recupero strutturale ed il rilancio del centro storico della città di Napoli;
   ad assumere iniziative normative, affinché si possa contare su un sistema di incentivi fiscali adeguato a promuovere gli interventi di ristrutturazione e valorizzazione del nostro patrimonio architettonico, storico e culturale dei nostri centri storici;
   a valutare l'opportunità di intervenire sul sistema di detrazioni oggi vigente, affinché queste siano finalizzate, o almeno destinate in via prioritaria alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, riferite cioè alle città d'arte e ai nostri centri storici;
   a valutare l'opportunità di sostenere l'azione delle diocesi nei loro costanti interventi di salvaguardia del patrimonio architettonico, storico e culturale ricadenti nei centri storici il cui valore è riconosciuto dall'UNESCO.
(1-01033) «Ossorio, Nucara, Brugger».

Risoluzioni in Commissione:


   La IX Commissione,
   premesso che:
    la Commissione IX, Trasporti, Poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati ha avviato nei mesi scorsi un'indagine conoscitiva informale per approfondire le attuali caratteristiche del mercato dei servizi postali nel nostro Paese, al fine di poter individuare possibili soluzioni migliorative volte alla effettiva liberalizzazione e all'affermazione di pratiche efficienti e migliorative del servizio. Il ciclo di audizioni ha visto partecipare anche le organizzazioni sindacali rappresentative delle agenzie di recapito;
    le agenzie di recapito sono imprese private che hanno operato per anni nel mercato dei servizi postali quali concessionarie dell'allora Ministero delle poste – e successivamente di Poste italiane – per l'esercizio di servizi di distribuzione di tutti i prodotti postali a livello cittadino. Tuttavia si trovano adesso emarginate dal mercato, con rischi reali per la tenuta occupazionale del settore, oltre che per la loro stessa sopravvivenza;
    nel 1999, infatti, il recepimento nel nostro ordinamento della direttiva 97/67/CE, relativa al mercato interno dei servizi postali comunitari (decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261), ha esteso l'area del servizio universale affidato alle Poste ed ha disposto la liberalizzazione del settore, facendo decadere di conseguenza tutte le concessioni in essere a quella data, salvo l'affidamento del servizio di recapito delle raccomandate;
    appariva già allora chiara la necessità di un periodo transitorio adeguato, affinché le Agenzie di recapito potessero essere pronte a rimodulare la propria operatività alle esigenze del nuovo quadro organizzativo del settore, non appena avviata e completata la liberalizzazione. Il parere della IX Commissione della Camera allo schema di decreto legislativo di recepimento si pronunciava in questo senso, affermando contestualmente la possibilità che il servizio universale, a regime, potesse avere più fornitori;
    le concessioni al tempo in essere vennero pertanto prorogate fino al 31 dicembre 2000, con la possibilità per Poste Italiane di realizzare anche successivamente a quella data ulteriori contratti di concessione ad aziende private per ottimizzare il servizio. I nuovi contratti furono stipulati tra il 2000 ed il 2001 ed avrebbero avuto scadenza unificata al 31 dicembre 2006, anno per il quale la legge aveva disposto l'avvio effettivo della liberalizzazione del mercato. Solo successivamente, il legislatore comunitario ha prorogato l'avvio della liberalizzazione al 1o gennaio 2009;
    a seguito di tali modifiche normative, le agenzie di recapito si sono trasformate da imprese libere che operavano in concessione, ad imprese che si trovavano ad operare in mono-committenza;
    nel corso del 2006, tuttavia, il Consiglio di Stato si è pronunciato sui contratti esistenti tra Poste Italiane e le agenzie di recapito sostenendo l'impossibilità del loro rinnovo, poiché, essendo imminente l'apertura del mercato, le successive concessioni avrebbero dovuto essere affidate mediante gara ad evidenza pubblica;
    un primo bando di gara lanciato da Poste Italiane per l'assegnazione di un'ampia parte di servizi di recapito fu sospeso a causa dell'intervento di partiti e sindacati, che chiedevano a Poste Italiane maggiori garanzie nell'applicazione della disciplina europea, soprattutto in riferimento alle piccole imprese di recapito che si sarebbero trovate senza più contratti;
    nel 2007, si era giunti all'accordo tra il Ministero delle comunicazioni, Poste Italiane e le agenzie di recapito su un memorandum di intesa per definire il quadro transitorio per il 2007 e per avviare un nuovo bando di gara che prevedesse la divisione in piccoli lotti dell'appalto per aiutare l'affidamento alle piccole imprese di recapito del servizio di distribuzione e raccolta della corrispondenza e della posta e per servizi ausiliari in ambito urbano. L'appalto sarebbe durato fino al dicembre 2010;
    con lo stesso memorandum, Poste Italiane si impegnava a prorogare le concessioni in essere fino al primo trimestre del 2008;
    l'accordo prevedeva anche l'avvio di un tavolo di concertazione per individuare le possibili soluzioni volte allo sviluppo del settore postale, sia in chiave di maggiore efficienza che in chiave di apertura alla concorrenza, oltre che al mantenimento dei livelli occupazionali delle agenzie di recapito. Il tavolo avrebbe dovuto monitorare il rispetto degli impegni contrattuali da parte dei contraenti, ma non è mai stato avviato nei fatti;
    la sottoscrizione dell'accordo da parte di Poste Italiane era stata subordinata alla rinuncia, da parte delle organizzazioni rappresentative delle agenzie di recapito, di non proseguire oltre i contenziosi pendenti; da ultimo c’è stata la segnalazione effettuata all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che aveva portato all'apertura di una istruttoria per verificare il possibile abuso di posizione dominante da parte di Poste Italiane;
    nel 2008, l'estensione del contenuto dei servizi e le evoluzioni tecnologiche intervenute negli anni (la digitalizzazione di alcune tipologie di servizi ha reso più facile e diretto l'accesso del consumatore alla rete di Poste Italiane, senza bisogno di attività di intermediazione) ha fatto che si che Poste Italiane avviasse la ristrutturazione del sistema postale. Ciò ha ridimensionato il contenuto del bando di gara per l'anno 2008, comprendendo non solo il servizio raccomandate ma anche trasporti ed altro ed emarginando di fatto le piccole imprese di recapito ex concessionarie a favore di nuovi soggetti;
    va rilevato che dal 2000 al 2008, i contratti di appalto affidati da Poste Italiane ai privati sono passati da circa 70 milioni di euro a 58 milioni di euro, fino ad assestarsi agli attuali 40 milioni di euro. Si tratta di una riduzione di circa il 40 per cento, che ha messo in forte stress le agenzie di recapito, spesso al limite della sopravvivenza;
    contestualmente, a seguito della liberalizzazione del mercato, sono aumentati i soggetti che possono operare sul mercato. Tuttavia, a fronte della maggiore apertura alla concorrenza, non si è affermato un analogo livello di qualificazione e di tutela, essendo sufficiente all'accesso al mercato il solo versamento di una minima somma e non, piuttosto, il possesso di requisiti tali da garantire la solidità dell'impresa, la capacità gestionale e la tecnologia;
    nel settore si trovano oggi ad operare tante imprese in regime di subappalto e in carenza di applicazione del contratto collettivo di settore;
    la situazione di estrema difficoltà in cui versano oggi le agenzie di recapito richiede una soluzione urgente, poiché l'emissione dei nuovi bandi di gara da parte di Poste Italiane ha ulteriormente ridotto gli affidamenti fino a circa 28 milioni di euro, cosa che potrebbe causare serie ripercussioni sulle imprese, con conseguenze anche sull'occupazione,

impegna il Governo:

   ad adottare tutte le iniziative necessarie a garantire un adeguato livello qualitativo dei servizi postali, tale da superare le inefficienze verificatesi negli ultimi anni;
   ad intervenire presso Poste Italiane s.p.a. affinché le gare d'appalto per l'assegnazione dei servizi postali siano avviate in modo tale da garantire la partecipazione delle piccole imprese, secondo le modalità già individuate nel memorandum del 2007 tra il Ministero delle comunicazioni, Poste Italiane e le organizzazioni sindacali delle agenzie di recapito, anche in applicazione dei principi affermati dallo statuto delle imprese (legge 11 novembre 2011, n. 180) e volti a favorire l'accesso delle micro, piccole e medie imprese agli appalti secondo i criteri individuati all'articolo 13 dello statuto stesso, nonché al fine di salvaguardare i livelli occupazionali del settore;
   ad avviare concretamente il tavolo di concertazione previsto dallo stesso memorandum, quale luogo di confronto tra le parti interessate per individuare soluzioni idonee allo sviluppo del settore postale, senza tuttavia sacrificare le piccole imprese del recapito, già fortemente penalizzate dalle vicende vissute dal settore nel corso degli ultimi tredici anni.
(7-00861) «Bergamini».


   La XI Commissione,
   premesso che:
    in tema di autorizzazione alla prosecuzione volontaria dei contributi, rispetto alla pensione di vecchiaia, il decreto legislativo n. 503 del 1992, tuttora vigente in quanto mai abrogato, prevede che siano sufficienti 15 anni di contributi per accedere alla pensione di vecchiaia per coloro che avessero perfezionato suddetto requisito entro il 31 dicembre 1992 o che fossero stati autorizzati entro suddetta data, alla prosecuzione volontaria della contribuzione;
    l'articolo 1, comma 8 della legge n. 243 del 2004, prevede che le disposizioni in materia di pensionamenti di anzianità vigenti prima della data di entrata in vigore della legge stessa continuano ad applicarsi ai lavoratori che, antecedentemente alla data del 1o marzo 2004, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione;
    con il comma 2 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, la data «1o marzo 2004» quale termine per l'autorizzazione alla contribuzione volontaria è stata modificata in «20 luglio 2007»;
    l'articolo 24, comma 14, lettera d) del decreto-legge n. 201 del 2011 riconosce l'accesso alla pensione con i previgenti requisiti pensionistici per coloro che antecedentemente al 4 dicembre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione;
    non risulta siano state abrogate le disposizioni legislative sopra richiamate e ciò comporta, come da sempre riconosciuto, la cristallizzazione del diritto di accesso alla pensione, secondo le regole sinora previste per coloro che erano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria dei contributi entro le scadenze previste prima del decreto-legge n. 201 del 2011,

impegna il Governo

a rispettare i requisiti per l'accesso alla pensione previsti dalla normativa sopra richiamata in sede di applicazione dell'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011.
(7-00859) «Gnecchi, Schirru, Bobba, Bellanova, Boccuzzi, Damiano, Codurelli, Madia, Gatti, Rampi, Lenzi, Froner».


   La XII Commissione,
   premesso che:
    la violenza contro le donne è un fenomeno crescente, che sempre più spesso sfocia nell'uccisione della vittima;
    in diversi documenti internazionali la violenza è considerata una violazione grave dei diritti umani fondamentali e costituisce un ostacolo all'affermazione della libertà delle donne, ferisce la loro dignità e distrugge le relazioni tra le persone;
    nella Convenzione europea per la prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne non ancora firmata e ratificata dall'Italia, sono indicate diverse misure che gli Stati membri sono chiamati ad adottare per prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire gli autori dei reati allo scopo di promuovere una reale eguaglianza fra uomini e donne;
    secondo dati diffusi di recente anche dalla stampa nazionale, le donne uccise nei primi tre mesi del 2012 sono già 46, nel 2011 sono state 139 e nel 2010 127;
    molti di tali omicidi costituiscono l'esito di atti persecutori, che, si calcola, riguardano due milioni di vittime;
    il fenomeno riguarda tutte le classi sociali e livelli culturali;
    i dati indicano che nella maggior parte dei casi la violenza si svolge all'interno delle mura domestiche. Il 70 per cento degli episodi di violenza è, infatti, ad opera del partner, il 17 per cento di conoscenti e il 6 per cento di estranei;
    i dati nazionali sul fenomeno delle violenze contro le donne sono un serio motivo di allarme politico e sociale. L'intensità e il grado di diffusione di episodi di violenza e abuso nei confronti delle donne sono tali da avere suggerito alla letteratura sociologica di coniare il termine «femminicidio»;
    in una ricerca del 2007 l'ISTAT aveva già rilevato dati impressionanti, che indicano che la violenza è la prima causa di morte per le donne: 7 milioni, tra i 16 e i 70 anni, hanno subito una violenza sessuale o fisica nel corso della propria vita, pari ad una donna su tre. Di queste, 5 milioni hanno subito violenza sessuale, un milione ha subito stupri o tentati stupri. Si tratta di dati allarmanti, che rappresentano il fenomeno per difetto, considerato che è accertato che la violenza, per ragioni diverse, raramente viene denunciata dalle vittime;
    le denunce riguardano, infatti, solo il 4 per cento delle violenze subite da estranei e il 6 per cento di quelle subite dai partner; solo il 25 per cento di queste arriva all'imputazione e solo l'1 per cento degli autori di violenza viene condannato;
    tali dati indicano che occorre lavorare su più livelli: la giustizia e la pena giusta e certa, il sostegno alle vittime, la prevenzione e l'educazione al rispetto della libertà e della dignità delle donne, la rieducazione dei violentatori;
    oltre al rafforzamento delle tutela normative e repressive, servono misure che favoriscano la sicurezza e la vivibilità dei territori, sviluppino prevenzione attraverso la fruibilità dei servizi, il controllo sociale e di polizia, la buona amministrazione;
    serve, soprattutto, che la vittima avverta, da subito, un sistema sensibile, attento al suo vissuto, che lungo il percorso di sostegno e di denuncia incontri operatori formati, competenti, pronti a farsi carico delle esigenze di protezione, di accoglienza, di difesa. Chi lavora con le vittime di violenza sa quanto contino le parole che si dicono o i gesti che si compiono perché si possa trovare il coraggio necessario;
    una cultura diffusa di tutela delle vittime, di condanna della violenza, di reciprocità delle relazioni richiede consapevolezza e un adeguato impegno di risorse. In questo senso, sono diversi i segnali di arretramento rispetto alle esigenze emergenti. Purtroppo, non esiste ancora un Osservatorio nazionale sulla violenza, la cui istituzione diventa sempre più urgente, mentre il piano nazionale contro la violenza di genere non ha una copertura finanziaria sufficiente a sostenere i centri antiviolenza, i quali versano in condizioni di grave difficoltà, soprattutto al Sud;
    tali strutture svolgono quotidianamente un'azione di assoluto rilievo non solo nella tutela e nell'assistenza delle vittime, ma anche nel contrasto agli abusi e alla violenza contro le donne e nella prevenzione;
    è particolarmente significativo che nelle zone nelle quali sono presenti centri anti-violenza o case-rifugio si sia potuto registrare un significativo incremento nel tasso di denunce;
    tale circostanza dimostra come la presenza sul territorio di simili strutture concorra a sostenere le donne vittime di violenza nel difficile percorso di rielaborazione e denuncia del crimine subito, contribuendo a formare una coscienza collettiva consapevole della necessità di promuovere una cultura rispettosa della differenza e del valore della donna nella società, secondo quanto auspicato tra l'altro dall'Unione europea e dalla Conferenza di Pechino del 1995,

impegna il Governo:

   ad adottare le iniziative necessarie perché l'Italia aderisca in tempi brevi alla Convenzione per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne;
   a istituire l'Osservatorio nazionale sulla violenza di genere che monitori gli episodi di violenza e renda più incisive le misure di contrasto;
   ad assumere iniziative per stanziare risorse adeguate al fine di promuovere la diffusione in tutte le zone d'Italia, e in particolare nel Mezzogiorno, dei centri anti-violenza e delle case-rifugio, quali strutture indispensabili per la tutela delle vittime di violenza sessuale, nonché per il contrasto a tale crimine, per la sensibilizzazione della società nei confronti di tale fenomeno e per la promozione di una cultura che riconosca il valore e i diritti delle donne;
   ad assumere iniziative per istituire un registro dei centri accreditati in base a precisi criteri, nonché un coordinamento nazionale dei centri anti-violenza;
    a realizzare una campagna contro la violenza che informi le donne delle tutele e dei servizi esistenti, che favorisca nelle scuole la maturazione di una coscienza di genere e una cultura del rispetto dell'altra/o, senza discriminazione o lesione del diritto alla libertà della persona umana femminile.
(7-00862) «Farina Coscioni, Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini, Mecacci, Zamparutti».


   La XIII Commissione,
   premesso che:
    a seguito della «Relazione di approfondimento» redatta dal Comando dei carabinieri politiche agricole e alimentari nell'aprile 2010, su incarico del Ministro pro tempore Luca Zaia, nonché delle successive indagini svolte dallo stesso comando su incarico di alcune procure, sono stati diffusi dubbi sull'effettiva produzione di latte vaccino in Italia;
    in esito a tali indagini la procura della Repubblica, presso il tribunale di Roma, ha chiesto l'archiviazione del procedimento;
    l'Agea ha trasmesso alla procura una nuova relazione, datata 16 aprile 2012, in cui si ripercorre l'intera storia della materia, richiamando anche i diversi accertamenti straordinari susseguitisi nel tempo, nonché le diverse pronunce giurisdizionali in materia (Corte dei conti, Tribunali penali e Corte d'appello, TAR), e si analizza il contenuto dell'informativa datata 4 novembre 2010 redatta dal Comando carabinieri politiche agricole e alimentari, che è stata resa disponibile su internet (pubblicata dal sito www.wikimilk.com);
    assumono particolare rilevanza le prese di posizione espresse da parte delle regioni che, in quanto titolari dei compiti di gestione nel settore, anche a seguito di specifici controlli sui capi di età superiore a 10 anni hanno tutte confermato il livello produttivo risultante dalle dichiarazioni di acquirenti e produttori, e da parte della sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali della Corte dei conti che, con la relazione speciale del 13 febbraio 2012, esprime la «...necessità di tendere al superamento di ogni eventuale, anche pretestuoso, dubbio circa l'affidabilità dei dati quantitativi forniti da produttori e primi acquirenti, alla base del sistema dell'organizzazione del mercato lattiero-caseario, essendo lecito esigere al riguardo una condivisa certezza»;
    non sussistono ragionevoli dubbi circa i dati complessivi della produzione italiana di latte vaccino, non è possibile procrastinare ulteriormente la riscossione del prelievo imputato ad allevatori che, comunque, hanno certamente prodotto in esubero rispetto alla propria quota, trattandosi oltretutto di somme che l'erario nazionale ha «anticipato» alle casse comunitarie;
    il Parlamento ha appena approvato nel «decreto fiscale» una nuova opportunità di rateizzazione dei debiti verso la pubblica amministrazione applicabile anche al prelievo latte, è dunque necessario che parallelamente venga assicurata l'effettiva riscossione delle somme dovute a chi non vi aderisce,

impegna il Governo:

   a procedere nei confronti dei produttori che non si mettono in regola con il versamento del prelievo dovuto, anche mediante l'adesione ad una delle rateizzazioni previste dalla legge, alla revoca delle quote aggiuntive assegnate ai sensi della legge n. 33 del 2009;
   a riscuotere le somme ancora dovute con la massima efficacia mediante Equitalia spa, in qualità di incaricata dell'esercizio dell'attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi.
(7-00860) «Delfino, Naro, Libè».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanze:


   Il sottosegretario chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   l'Eni è la azienda italiana che occupa il 32 per cento del mercato petrolifero italiano, la suddetta azienda negli ultimi dieci giorni ha calmierato il costo dei carburanti; purtroppo l'utente finale non riesce ad usufruire di uno sconto adeguato sui prodotti petroliferi; il prezzo del carburante in Italia ha toccato il tetto dei due euro e che la media europea è inferiore –:
   se si intendano porre in essere tutti i possibili accorgimenti, dalla riduzione delle accise alla sollecitazione presso le aziende quali l'Eni, per favorire una riduzione del costo del carburante a favore dell'utente finale per una equità dei costi che sia almeno parificata agli standard europei attualmente vigenti.
(2-01497) «Baccini».


   La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
   l'emergenza nord Africa ha prodotto, nell'anno 2011, l'arrivo di circa 40.000 migranti, dei quali circa 25.000 richiedenti asilo e oltre 4500 minori non accompagnati, accolti in un circuito di carattere emergenziale diffuso su tutto il territorio nazionale. Il coordinamento dell'accoglienza delle persone in arrivo è stato affidato alla Protezione civile e non al Ministero dell'interno, competente per l'immigrazione e l'asilo, mentre la gestione della presa in carico dei minori non accompagnati è stata a sua volta affidata dalla stessa protezione civile al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. I costi di questa accoglienza straordinaria sono stati stabiliti in 45 euro pro diepro capite, a fronte di un costo medio di euro 35 nell'accoglienza del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, mentre di 80 euro è la quota massima riconosciuta per l'accoglienza dei minori soli;
   l'accoglienza straordinaria non ha previsto, nella maggior parte dei servizi attivati, adeguati progetti di inclusione socio-lavorativa delle persone, contrariamente a quanto stabilito dalle linee guida dello Sprar, che viceversa sono state volontariamente prese a riferimento da parte di alcuni territori «virtuosi»;
   la realtà dell'accoglienza a bassa soglia, gli interventi basici e di «pronto intervento», mancanti di servizi di effettiva presa in carico della singola persona hanno prodotto nei territori gravi ripercussioni e tensioni di disagio sociale in termini di mancata integrazione. Inoltre, le spese affrontate nel 2011 per l'accoglienza dei minori non accompagnati sono state di gran lunga superiori allo stanziamento di 9,8 milioni di euro inizialmente previsti ma ancora non sono stati resi disponibili ulteriori risorse per coprire i costi già sostenuti dai Comuni e dalle comunità;
   lo «stato di emergenza» è stato ufficialmente prorogato fino al 31 dicembre 2012, ma finora senza la previsione di risorse e dispositivi tecnici adeguati e senza una programmazione di interventi finalizzati all'integrazione sui territori delle persone che progressivamente escono dall'accoglienza;
   in tale contesto si ricorda che l'Italia dispone del «Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), istituito dalla legge n. 189 del 2002, costituito dalla rete degli enti locali che – per la realizzazione di progetti di accoglienza di migranti forzati – accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo (Fnpsa), gestito dal Ministero dell'interno;
   complessivamente i progetti finanziati dal Fnpsa hanno reso disponibili 3000 posti in accoglienza, di cui 2500 destinati alle categorie ordinarie, 450 alle categorie vulnerabili, di cui 138 per minori richiedenti asilo, e 50 nello specifico riservati a persone con disagio mentale ed gli enti locali titolari del progetto sono stati complessivamente 128, di cui 110 comuni, 16 province e 2 unioni di comuni;
   inoltre, fino al 21 dicembre 2012 è attivo il «programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati, promosso e finanziato dal Ministero del lavoro delle politiche sociali e realizzato Anci, che ha preso il via nel 2008 e coinvolge una rete di 32 comuni, includendo anche grandi città metropolitane dove la presenza dei minori stranieri non accompagnati è particolarmente rilevante, per sostenere le attività di pronta accoglienza realizzate nei confronti dei minori stranieri non accompagnati;
   il programma nasce con l'intento di sostenere concretamente i comuni sperimentando un sistema nazionale di protezione e integrazione con particolare riguardo alla pronta accoglienza dei minori non accompagnati e nel suo ambito sono stati accolti più di 2750 minori di 44 diverse nazionalità per un totale di oltre 160.000 giornate di accoglienza e ben 140 minori sono stati inseriti in famiglie italiane e straniere;
   il programma dopo il 31 dicembre 2011 non è stato rifinanziato anche se il documento approvato dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza a conclusione dell'indagine conoscitiva sui minori non accompagnati lo cita come un'ottima esperienza e ne chiede il rifinanziamento –:
   quali interventi intenda adottare il Governo, ai fini di una generale programmazione del dopo-emergenza, superando gli interventi di pronta accoglienza, materiale e a bassa soglia, con la previsione di azioni funzionali all'inserimento socio-economico delle persone sul territorio italiano;
   come intenda procedere rispetto ai 9 milioni di euro finalizzati all'ampliamento del sistema Sprar, stanziati ma mai resi disponibili, (Ordinanza n. 3965 PCM – 24 settembre 2011);
   quali azioni siano state previste per risolvere il problema dei tempi lunghi per le procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, che coinvolgono sia i richiedenti asilo adulti che i minori non accompagnati;
   quale siano le intenzioni del Governo rispetto ai migranti tunisini i cui permessi di soggiorno umanitari ex articolo 20 rilasciati a seguito dell'emergenza Nord Africa sono ormai scaduti;
   se sia stata valutata la possibilità di rilasciare un permesso di soggiorno per motivi umanitari a tutti coloro che, nell'ambito dell'emergenza nord Africa, hanno manifestato la volontà di richiedere asilo e sono stati denegati;
   quale sia la strategia del Governo al fine di decongestionare i centri di accoglienza per richiedenti asilo dall'elevato numero di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, tenendo presente che tali centri governativi non sono deputati all'accoglienza e all'integrazione, sebbene i costi di vitto e alloggio e dei servizi standard siano più alti rispetto a quelli dei progetti Sprar;
   quando verrà completato lo stanziamento delle risorse a copertura dei costi effettivamente sostenuti per le accoglienza dei minori non accompagnati nel 2011 nell'ambito emergenziale nonché quando verranno emanate le ordinanze che determinino per il 2012 sia l'entità delle risorse da destinare all'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati sia le modalità di utilizzo e di assegnazione;
   quando verrà resa pubblica la strategia che questo Governo intende utilizzare nel caso di una nuova recrudescenza dei disordini nel nord Africa o comunque di altri conflitti che possano determinare una nuova emergenza negli arrivi di cittadini stranieri;
   in che modo il Governo intenda attuare un intervento complessivo a sostegno dei Comuni nel sostenere le spese derivanti dalla presenza di minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia non solo in seguito all'emergenza del nord Africa ma attraverso i flussi che ordinariamente e incessantemente portano nel nostro Paese tali minori provenienti da altri territori come tra gli altri il Bangladesh, Afghanistan, Albania;
   alla luce di quanto sopraesposto, quale sia il motivo del mancato rifinanziamento del programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati la cui validità è stata anche sancita nel documento conclusivo della Commissione parlamentare infanzia e la cui articolazione permetterebbe di affrontare nuove emergenze disponendo di un sistema organizzato in grado di assicurare la disponibilità di una rete di comuni con servizi di accoglienza qualificati che potrebbero rappresentare volano di qualità anche per tutto il territorio regionale di riferimento.
(2-01498) «Livia Turco».

Interrogazioni a risposta scritta:


   GIANNI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   si è creata una rete dei «comitati dei mobilitati», che raccoglie le sacrosante istanze dei lavoratori in mobilità lunga ed ordinaria nonché iscritti a fondi di solidarietà, e si è attivata fin dai primissimi momenti per la soluzione dei gravissimi problemi generati dal decreto-legge n. 201 del 2011 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 per tutti costoro;
   l'unica giusta ed equa soluzione è la salvaguardia di tutti i lavoratori che sono usciti dal lavoro con la prospettiva della pensione, modificando immediatamente la legge in maniera tale che ad essi vengano applicate le normative vigenti al momento della sottoscrizione dell'accordo;
   in tempi recenti il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha affermato in Parlamento di aver salvaguardato tutti, ovvero che il numero totale di 65.000 era esaustivo è comprensivo di tutti i soggetti delle categorie previste;
   basterebbe limitarsi a confrontare i dati forniti dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e dall'Inps perché si capisca che non si ha, e quasi certamente è impossibile avere, l'informazione sui numeri reali di quella che l'interrogante giudica la catastrofica riforma del sistema pensionistico;
   il tentativo che si sta mettendo in campo è quello di rassicurare la platea di coloro che sono esclusi dalla platea dei 65.000 che in un futuro ipotetico si provvederà a salvaguardarli in un modo ancora oggi «indefinito e misterioso»;
   nel caso specifico dei lavoratori di cui si segnala che gli accordi, che citano esplicitamente il raggiungimento del requisito di maturazione alla pensione, esistono realmente e sono stati sottoscritti proprio dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, come prevede specificamente la legge n. 223 del 1991. Appare evidente che senza un tale accordo nessun lavoratore volontariamente avrebbe abbandonato il lavoro, sottolineando che la individuale accettazione da parte dei lavoratori ad essere licenziati ha salvato il posto ad un lavoratore più giovane;
   per coloro in mobilità lunga una legge dello Stato, la legge n. 296 del 2006 (finanziaria 2007), prevede esplicitamente l'applicazione della riforma Dini del 1994;
   l'incontro del 9 maggio 2012 tra il Ministro Fornero ed i sindacati CGIL CISL UIL non ha fatto altro che ribadire la posizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ma senza produrre passi in avanti e senza dare alcuna certezza;
   è da apprezzare la corretta e ferma posizione unitaria dei sindacati che chiedono che vengano per tutti applicate le normative vigenti al momento della sottoscrizione dell'accordo;
   prima ed anche subito dopo l'incontro del 9 maggio 2012, tutti i sindacati, tutti i partiti politici si sono trovati oramai uniti nel chiedere la modifica delle norme nel senso auspicato dai lavoratori;
   è necessario porre in essere tutte le iniziative, anche di carattere normativo, al fine di sanare l'assurda ed ingiusta situazione vissuta da decine di migliaia ma più realisticamente centinaia di migliaia di lavoratori;
   non è condivisibile la giustificazione della mancanza di risorse poiché non si tratta, come affermato dal Ministro del lavoro, di «ulteriore spesa» bensì di «minor risparmio» dalla riforma delle pensioni;
   le risorse per sanare la situazione possono essere individuate: nel provvedimento anticorruzione (70 miliardi di euro annui, fonte Corte dei conti), nel bando per le frequenze televisive (valore di almeno 2 miliardi di euro), nella lotta all'evasione fiscale a cominciare dal possibile accordo simile a quello fatto da Germania e Gran Bretagna con la Svizzera per i patrimoni là nascosti;
   non è pensabile aspettare oltre, tantomeno attendere date successive alle prossime elezioni, e non è possibile seguire le idee di chi afferma «poi si vedrà» viste le conseguenze su decine di migliaia di persone che vivono, e non possono vivere per anni, nell'angoscia di ritrovarsi senza reddito e senza pensione per 5-6 anni;
   non sono conosciuti i numeri reali della vicenda ma, se fossero davvero 140.000, come ha affermato il Direttore Generale dell'INPS, ed allargando il conto ai familiari coinvolti, stiamo parlando di quasi 600.000 persone: come dire città come Bologna e Firenze senza reddito. Se fossero invece addirittura 1.350.000 stiamo parlando di una città come Napoli totalmente senza reddito –:
   quali iniziative, anche normative, e con quale tempistica, il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri interrogati intendano intraprendere, al fine di dare certezza a decine di migliaia di lavoratori, forse centinaia di migliaia, che affrontino e risolvano i problemi generati del decreto-legge n. 201 del 2011.
(4-16089)


   ANTONIO PEPE e DISTASO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   la mobilità su ferro in Italia è uno strumento strategico per assicurare coesione territoriale, sia sotto il profilo del trasporto merci sia per quel che riguarda il trasporto passeggeri;
   soprattutto sulla dorsale adriatica i collegamenti ferroviari risultano essenziali per permettere alla popolazione delle regioni del Mezzogiorno d'Italia un tasso accettabile di mobilità, oltre che per offrire una prospettiva di crescita e di sviluppo concreta per un'area del Paese che si presenta come una zona «cerniera» nei collegamenti Tirreno-Adriatico;
   Rfi e Trenitalia, nell'ambito della riorganizzazione interna dei servizi, hanno provveduto, con le loro scelte strategiche e con le conseguenti riorganizzazioni aziendali dei servizi, ad allargare il divario tra Nord e Sud, di fatto creando una frattura in termini di servizi che sta penalizzando in maniera significativa le popolazioni e le comunità del Meridione, realizzando una vera e propria frattura tra la Puglia ed il resto del Paese;
   negli ultimi due anni, nel Centro-Sud, Trenitalia ha operato un taglio del 60 per cento dei treni notte sulla linea adriatica e del 38 per cento dei treni per i quali è previsto un finanziamento dello Stato, a fronte del taglio di un solo treno beneficiario di contributi nel Centro-nord, cui si è aggiunto perfino un sensibile incremento dei treni ad alta velocità;
   sulla base di una non meglio precisata attività manutentiva, Trenitalia recentemente ha provveduto a cancellare una coppia di Eurostar che collegava la Puglia a Roma;
   l'attuale offerta di tre coppie quotidiane di treni «Freccia Argento» su Roma sconta un arretramento non modesto rispetto alle cinque coppie di analoghi treni di circa due anni fa e, di conseguenza, presenta frequenze orarie nemmeno lontanamente paragonabili a quelle che caratterizzano altre relazioni della infrastruttura nazionale;
   Taranto registra la completa assenza di prodotti «freccia» e la contestuale scomparsa di tutti i collegamenti verso la linea adriatica, cosa che genera di fatto, una situazione di isolamento tanto insostenibile quanto inaccettabile, mentre la delicata congiuntura del territorio ionico, impegnato in uno sforzo straordinario di valorizzazione delle proprie infrastrutture, a partire dal suo porto, imporrebbe la permanenza di un adeguato sistema di mobilità, decisivo fattore di attrattività;
   il «prodotto notte», scomparso del tutto da Taranto, registra una complessiva contrazione di offerta, sia sulla linea adriatica, sia sulla relazione Lecce-Bari-Roma;
   l'offerta dei «servizi base» provoca legittime rimostranze sul territorio;
   cancellare collegamenti così importanti, tagliare in maniera drastica i collegamenti notturni vuol dire aumentare le difficoltà affrontate e i costi sopportati dagli universitari per raggiungere le sedi di studio, dai lavoratori per raggiungere le fabbriche e i cantieri, dagli uomini e dalle donne di città e paesi del Sud per raggiungere gli ospedali in cui farsi curare;
   a questo disagio afferente al tema della mobilità si affiancano i contraccolpi di natura occupazionale, a partire da quelli subiti dai dipendenti delle aziende dell'indotto che operano a servizio dei convogli soppressi;
   la scelta del gruppo Ferrovie dello Stato di indirizzare gli investimenti verso le zone più ricche del Paese rischia di produrre ingenti difficoltà all'attuazione delle strategie di sviluppo che hanno nella rete e nei servizi ferroviari pilastri fondamentali;
   una politica come quella attuata da Rfi e Trenitalia determina evidentemente una maggiore garanzia per collegamenti ferroviari nelle regioni a più alto tasso di sviluppo, che appaiono chiaramente più remunerativi di quelli che interessano le zone che ancora necessitano del sostegno europeo per venir fuori dalla marginalità –:
   quali iniziative il Governo intenda adottare per fare in modo che il gruppo Ferrovie dello Stato rispetti i principi di equità, nella programmazione degli investimenti, e di coesione territoriale, nell'organizzazione dei collegamenti. (4-16094)


   MANCUSO, CICCIOLI, CROLLA, GIRO e BARANI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
   è stato presentato nei giorni scorsi, nel consiglio regionale della Lombardia, il progetto di legge n. 155, che prevede la nascita ufficiale della leva civica aperta a tutti i giovani dai 18 ai 32 anni, stranieri compresi, sia comunitari che extracomunitari con permesso di soggiorno;
   la leva civica rappresenta una sostituzione del servizio civile;
   in Lombardia l'iniziativa era già stata promossa nel 2008 da associazioni come Mosaico e nel 2010 Anci, l'Associazione nazionale comuni italiani;
   da allora tra Mosaico, alla quale aderiscono 180 enti pubblici e non profit, e Anci Lombardia hanno prestato 3, 6, 9 o 12 mesi di leva 814 giovani con una media di 20 ore settimanali e un contributo di 300 euro mensili, riconosciuto come borsa di studio o tirocinio formativo dai comuni o dagli enti presso cui hanno prestato servizio;
   nel caso delle cooperative sociali, il 40 per cento di chi ha svolto la leva civile è rimasto poi a lavorare presso l'ente;
   le opportunità di impiego in leva volontaria sono molteplici: dall'assistenza ai servizi sociali, dalla biblioteca agli uffici tecnici, agli Urp, gli uffici comunali di relazione con il pubblico;
   leva civica regionale non pesa in alcun modo sulle casse statali –:
   se il Governo intenda promuovere iniziative come quella della leva civica regionale con una campagna nazionale. (4-16098)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   RENATO FARINA, PIANETTA, MALGIERI, PALMIERI, CENTEMERO, PAGANO, VELLA, DI CENTA, TOCCAFONDI, LUPI e VIGNALI. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   la risoluzione Mazzocchi e altri del 12 gennaio 2011 impegna il Governo a tutelare «la libertà religiosa, madre di tutte le libertà»;
   il Ministro degli affari esteri Terzi di Sant'Agata, in continuità con il Ministro Frattini, ha sostenuto che «la difesa della libertà di religione, il dialogo interreligioso e la tutela delle minoranze religiose sono per l'Italia una priorità, un principio guida della nostra politica estera a tutti i livelli» (Giacarta, 23 aprile 2012);
   il 16 e 17 maggio il Ministro degli affari esteri accompagnerà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Tunisia, e nell'occasione firmerà un accordo di partenariato rafforzato con il suo omologo;
   l'agenzia Abeshia diretta da padre Mussie Zerai denuncia in data 14 maggio in una nota trasmessa all'interrogante che:
    «Shousha-Tunisia: nel campo profughi di Shousha al confine tra Libia e Tunisia dove da un anno hanno trovato rifugio migliaia di profughi eritrei, etiopi, sudanesi e somali, da tempo si stanno manifestando segni di intolleranza religiosa. Qualche tempo fa avevamo denunciato l'atto vandalico che ha distrutto la tenda dove pregavano i cristiani, ora ci vengono segnalati episodi di aggressioni verbali e fisiche a danno dei cristiani fuori dai campi profughi. Anche all'interno si verificano limitazioni della libertà religiosa, fino ad impedire ai missionari di accedere al campo profughi. Inoltre ai profughi che portavano sul collo il segno cristiano della Croce è stato intimato dai militari di toglierlo. Tutti questi episodi stanno accadendo in un campo profughi sotto la responsabilità dell'UNHCR»;
   nella citata nota, padre Mussie Zerai a nome dei cristiani eritrei profughi invita «l'Alto Commissario per i rifugiati (perché) intervenga per garantire la libertà religiosa dei rifugiati, vengano ripristinati il servizio religioso in favore dei rifugiati che sono nel campo di Shousha». Lo stesso appello è rivolto «anche alle autorità tunisine affinché si impegnino per garantire la sicurezza del campo e la libertà religiosa dei rifugiati» –:
   se questi fatti corrispondano al vero;
   se e come intenda far valere presso le autorità tunisine e presso l'Alto commissario per i rifugiati l'invito a rendere effettiva nel campo di Shousha la libertà religiosa e la tolleranza. (5-06861)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GRAZIANO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il consiglio regionale campano, nella seduta del 16 gennaio 2012 ha approvato definitivamente, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, della legge regionale n. 4 del 2007, il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani della Campania, adottato con delibera della giunta regionale n. 732 del 19 dicembre 2011;
   con deliberazione n. 8 del 23 gennaio 2012, la giunta regionale ha recepito le proposte di modifica approvate dal consiglio regionale nella seduta del 16 gennaio 2012 al piano regionale di gestione dei rifiuti urbani precedentemente adottato, disponendo la modifica delle parti interessate. Con medesima deliberazione è stato altresì deciso di demandare all'assessore competente la proposizione alla giunta regionale delle modifiche, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti;
   con tali atti, la regione Campania ha approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani dopo quasi venti anni di attesa;
   il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani è stato uno dei documenti richiesti dalla Commissione europea per evitare l'avvio di una procedura di infrazione con pesanti sanzioni nei confronti della regione per la gestione dell'emergenza rifiuti, pari a più di 500 mila euro al giorno;
   con delibera della giunta regionale n. 91 del 6 marzo 2012, la regione ha modificato il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, recependo le proposte di modifica formulate dal consiglio regionale al testo del piano approvato nella citata seduta del 16 gennaio 2012 e formulate dall'assessore competente, in attuazione a quanto previsto dalla delibera di giunta regionale n. 8 del 2012;
   la proposta di modifica al piano regionale di gestione dei rifiuti urbani della regione prevede di inserire, nella parte relativa agli obiettivi concernenti i nuovi impianti di termovalorizzazione da implementare in regione, la seguente formulazione: «gli impianti di trattamento termico dei rifiuti solidi urbani, previsti nel presente piano, ad eccezione di quelli espressamente individuati da norme statali, non possono essere ubicati nelle aree classificate come zone di risanamento ai sensi del vigente Piano Regionale di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell'Aria. La presente norma disapplica qualsiasi altra disposizione, tabella o cartografia, con essa in contrasto»;
   nel merito, la dotazione impiantistica regionale, sulla base del piano, prevede complessivamente quattro impianti di trattamento termico dei rifiuti: un termovalorizzatore già in funzione, quello di Acerra, e, in fase di prossima realizzazione, altri due, la cui localizzazione è individuata a Napoli Est e Salerno, e ancora un gassificatore nella provincia di Caserta, per la cui localizzazione è interessato prevalentemente il territorio comunale di Capua;
   mentre gli impianti di Napoli Est e Salerno sono previsti da normativa statale (articolo 8, del decreto-legge n. 90 del 2008; articoli 9 e 10 del decreto-legge n. 195 del 2009), anche se in zona di risanamento dell'aria, e sono fatti salvi dalla menzionata proposta di modifica, il gassificatore di Capua risulterebbe, a seguito di alcune verifiche cartografiche, in zona di osservazione e non di risanamento, nell'ambito del piano regionale di risanamento e mantenimento della qualità dell'aria;
   la conseguenza più immediata della menzionata delibera di giunta regionale di approvazione della modifica al piano regionale rifiuti è la sospensione dell'adozione del piano in attesa di una nuova procedura di valutazione ambientale strategica che potrebbe richiedere almeno otto mesi;
   dopo la condanna da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea del 2010 per i danni provocati dall'emergenza rifiuti, a seguito della procedura di infrazione 2007/2195, tutto questo si verifica proprio mentre incombe, con preoccupante attualità, la sanzione comunitaria in mancanza di una soluzione strutturale del problema dei rifiuti nella regione. Rispetto a tale ultimo problema, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel mese di gennaio, proprio sulla base del piano appena approvato e di una serie di impegni e rassicurazioni, è riuscito a ottenere una proroga di ulteriori sei mesi per metterne a punto i contenuti;
   a questo si aggiunge lo sblocco dei finanziamenti finalizzati a sostenere il riciclaggio, le nuove tecnologie di gestione dei rifiuti e l'aumento dell'efficienza della raccolta. Per gli impianti, i finanziamenti che saranno concessi caso per caso, saranno riaddebitati all'Italia se non dovessero risultare perseguiti gli obiettivi prestabiliti;
   il piano regionale di risanamento e di mantenimento della qualità dell'aria è, come emerge dallo stesso piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani, un piano datato e inadeguato. Approvato nel 2007, gli studi posti alla base dello stesso risalgono al 2002 e il catasto emissioni risale al 1999. Ad oggi non si dispone di revisioni o aggiornamenti del piano per valutare gli scostamenti attuali da scenari prospettati in precedenza. Nel piano rifiuti si richiama quindi la necessità e l'urgenza di disporre di un aggiornamento del piano di risanamento e di mantenimento della qualità dell'aria, anche per definire quali misure porre in essere in prospettiva delle ulteriori emissioni dei nuovi impianti del piano rifiuti urbani, tenuto conto che, a regime, le concentrazioni degli inquinanti dovranno rispettare i limiti di legge –:
   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per scongiurare l'avvio della pesante sanzione minacciata dalla Commissione europea. (5-06866)

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:


   GIULIETTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il Governo italiano ha ribadito l'intenzione di continuare a partecipare al progetto per l'acquisto dei cosiddetti F-35;
   tale decisione ha suscitato preoccupazioni e critiche, stimolando una vasta campagna di protesta sostenuta da Associazioni quali la Tavola della Pace, Sbilanciamoci, Archivio per il disarmo, il Popolo viola, Articolo 21. Liberi di, per citarne solo alcune;
   nella stessa maggioranza esistono posizioni diverse sulla questione;
   nel marzo scorso, la medesima U.S. Government Accountability Office, ha ritenuto di avanzare critiche non secondarie al progetto di fabbricazione degli F-35, arrivando a sostenere, tra gli altri rilievi, che: «il design è quasi certamente da rifare perché l'apparecchio non vola col bene...dà scossoni...esiste inoltre il rischio che l'aereo non possa neppure svolgere le funzioni per le quali è stato ideato»;
   stando al medesimo rapporto, i collaudi previsti non sarebbero stati portati a termine e il 96 per cento dei componenti non sarebbe stato neppure verificato;
   il Canada, anche a seguito di questo rapporto, ha provveduto ad abbandonare il progetto –:
   se il Governo italiano abbia mai acquisito tale documentazione e se non ritenga, anche alla luce di questi elementi, di seguire, almeno in questo caso, il positivo esempio del Canada. (4-16090)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta orale:


   COMPAGNON. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   le aziende italiane che operavano in Libia prima della crisi del febbraio 2011 ed ormai rientrate in patria da oltre un anno lamentano sia la mancata erogazione degli indennizzi per i crediti maturati per contratti stipulati antecedentemente alla crisi, che la mancata sospensione della riscossione dei tributi su proventi che non hanno ancora incassato;
   tali crediti ammontano a 230 milioni di euro, cifra irrisoria se paragonata ai sette miliardi dei fondi congelati e ai cinque miliardi del Trattato di Amicizia Italo-Libica (che, peraltro, dovrà essere sicuramente ritrattato);
   nonostante il Governo Berlusconi abbia accolto vari ordini del giorno presentati sul punto da diversi parlamentari di tutte le forze politiche (Compagnon n. 9/4451/19, Gidoni n. 9/4551/1 e n. 9/4612/159; Gottardo n. 9/4551/20 e Rosato n. 9/4551/23) ed altrettanto abbia fatto il Governo Monti (ordine del giorno Gidoni 4829/A/194), il ministro competente non ha ancora dato seguito agli impegni assunti e l'Agenzia delle entrate non ha ancora impartito alcuna disposizione circa la sospensione della riscossione dei tributi che le imprese hanno doluto versare al fine di non incorrere in sanzioni penali;
   il 2 febbraio 2012 durante lo svolgimento alla Camera dei deputati dell'interpellanza urgente 2-01336, il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Staffan de Mistura, ha ribadito che, per quanto riguarda l'aspetto interno e fiscale dei crediti delle circa 130 imprese italiane operanti in Libia, la Farnesina: «(...) sta insistendo con il Ministero dell'economia e delle finanze affinché si trovi una formula rapida per assistere aziende le quali, altrimenti, verrebbero penalizzate due volte»;
   dopo la visita del Presidente del Consiglio dei ministri a Tripoli del 21 gennaio 2011, nei mesi successivi sono avvenuti incontri interlocutori di delegazioni italiane in Libia e libiche in Italia per definire la composizione diplomatica della vicenda, nonché nuovi meccanismi di collaborazione tra i due Paesi;
   pur essendo un Governo ben lontano dall'essere ostile verso il nostro Paese, una parte delle autorità libiche avrebbero ventilato il dubbio che, nel computo dei crediti italiani, vi sarebbero anche quote di tangenti richieste dal vecchio regime di Gheddafi che potrebbero rendere più complessa la composizione della partita diplomatica;
   il Consiglio dell'Unione europea nell'ambito delle risposte a due interrogazioni presentate nell'autunno del 2011 dai parlamentari Angelini e Serracchiani, comunicava che era stato autorizzato lo sblocco dei fondi congelati per il pagamento dei crediti maturati;
   ad oggi non esiste altra possibilità di salvezza dal fallimento per le aziende italiane operanti nel Paese nord-africano, se non un sollecito piano di rientro dei loro crediti, in mancanza del quale esse saranno sostituite da realtà straniere concorrenti e già presenti sul territorio libico –:
   se ritenga opportuno inserire nelle prossime iniziative normative precise disposizioni volte alla sospensione delle imposte e alla liquidazione dei crediti maturati, dando così seguito agli impegni assunti già da tempo.   (3-02273)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VI Commissione:


   LO MONTE, ZELLER e BRUGGER. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, «legge finanziaria 2008», e successive modificazioni, in materia di proroga delle agevolazioni IRPEF per le spese di ristrutturazione edilizia, ha introdotto per gli anni 2008, 2009, 2010 e 2011, una proroga delle agevolazioni tributarie per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio;
   le agevolazioni in questione, corrispondenti ad una quota pari al 36 per cento delle spese sostenute, nei limiti di 48.000 euro per unità immobiliare, ferme restando le altre condizioni ivi previste, si applicano:
    a) agli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia, di cui all'articolo 31, della legge 5 agosto 1978, n. 457, recante norme per l'edilizia residenziale, e successive modificazioni, ivi compresi gli interventi di bonifica dell'amianto, di cui all'articolo 2, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, per le spese sostenute dal 1o gennaio 2008 al 31 dicembre 2011;
    b) agli interventi di restauro e di risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia riguardanti interi fabbricati, di cui all'articolo 9, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, nel testo vigente al 31 dicembre 2003, che siano eseguiti dal 1o gennaio 2008 al 31 dicembre 2011, da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, le quali provvedano alla successiva alienazione o assegnazione dell'immobile entro il 30 giugno 2012, come da ultimo modificato dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con legge 22 dicembre 2011, n. 214, a decorrere dal 1o gennaio 2012;
   l'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto ministeriale 18 febbraio 1998, n. 41, «Regolamento recante norme di attuazione e procedure di controllo di cui all'articolo 1 della legge 27 dicembre 1997 n. 449, in materia di detrazioni per le spese di ristrutturazione edilizia», ha introdotto, al fine di usufruire della detrazione IRPEF del 36 per cento sulle spese di ristrutturazione, l'obbligo di invio preventivo della comunicazione di inizio lavori, mediante raccomandata, al centro operativo dell'Agenzia delle entrate di Pescara, a pena di decadenza del beneficio stesso;
   l'omissione o l'invio tardivo della suddetta comunicazione, da inviarsi mediante raccomandata, costituivano causa di decadenza del beneficio in questione, con possibile conseguente recupero del bonus fiscale da parte dell'Agenzia delle entrate;
   l'articolo 7, comma 2, lettera q), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, ha disposto l'abrogazione, a partire dal 14 maggio 2011, dell'obbligo di comunicazione preventiva dei lavori al centro operativo di Pescara;
   a norma della nuova disciplina, ai fini dell'agevolazione in questione e in alternativa alla comunicazione, si rende ora sufficiente l'indicazione, all'interno della dichiarazione dei redditi, dei dati catastali dell'immobile oggetto dell'intervento, degli estremi di registrazione dell'atto (comodato in forma scritta o contratto di locazione), nel caso in cui i lavori siano eseguiti non dal possessore dell'immobile ma dal detentore (comodatario o locatario), degli altri dati richiesti dall'Agenzia delle entrate che saranno individuati da un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate al fine del controllo;
   per i lavori iniziati entro il 13 maggio 2011, l'applicazione della detrazione è subordinata all'invio preventivo della comunicazione a Pescara a pena di decadenza e solo per i lavori avviati tra il 1o gennaio 2011 e il 13 maggio 2011, l'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 2 febbraio 2012, n. 16, offre la possibilità di sanare l'omesso invio, trasmettendo la comunicazione entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile e versando con F24 la sanzione minima di 258 euro, sempreché, nel frattempo, non siano state avviate attività di accertamento a carico del contribuente –:
   se, al fine di ottenere l'agevolazione del 36 per cento in materia di recupero del patrimonio edilizio, la suddetta possibilità di sanatoria per omesso preventivo invio della comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara, possa essere riconosciuta anche ai lavori iniziati in data antecedente quella del 1o gennaio 2011. (5-06863)


   FLUVI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   la Guardia di Finanza si è distinta in questi ultimi anni per straordinarie capacità investigative nei più moderni contesti in cui gli strumenti tecnologici sono il mezzo con cui compiere un reato o il contesto in cui le condotte criminali hanno luogo e trovano terreno fertile;
   una parte di questi risultati sono da attribuire al Gruppo anticrimine tecnologico (GAT) divenuto poi nucleo speciale frodi telematiche, reparto resosi protagonista di importanti successi operativi nel contrasto ai reati informatici; tra questi risultati spicca la condanna in via definitiva degli hacker entrati abusivamente nei sistemi informatici del Pentagono, della NASA, di governi stranieri, di dicasteri e degli enti italiani oltre ad altre importanti operazioni investigative nazionali come quella sul commercio telematico dei farmaci pericolosi, sull'utilizzo illegale dei dati personali e delle carte di credito rubate o clonate e, non da ultimo, sul sistema del cosiddetto «gioco legale» delle slot-machine installate negli esercizi pubblici;
   un contributo importante nel rendere il nucleo una struttura di eccellenza della Guardia di finanza e stato dato dal colonnello Rapetto, il quale ha acquisito negli anni una professionalità specifica e riconosciuta a livello internazionale come esperto di lotta al crimine informatico e tutela della sicurezza dei dati personali;
   il colonnello Rapetto inoltre risulta interlocutore di molte procure della Repubblica che riconoscono in lui la professionalità necessaria per affrontare, con metodologie investigative, incarichi delicati come recentemente dimostrato dall'assegnazione delle operazioni tecniche per l'esame della scatola nera e dei computer di bordo della nave Costa Concordia;
   in ragione degli ordinari criteri di rotazione del personale il colonnello Rapetto è stato trasferito (con decorrenza ancora da definirsi ma presumibile nel settembre 2012) alla frequenza di un corso di formazione al centro alti studi difesa, realtà dove lo stesso colonnello, da oltre 15 anni, è invitato a tenere attività di docenza;
   l'assolvimento del ruolo di comandante del Nucleo speciale frodi telematiche comporta competenze tecnologiche e giuridiche non di poco conto (frutto di studio ed esperienza pluriennale), atteso che è indispensabile una conoscenza profonda delle problematiche tecniche (peraltro in costante ed accelerata evoluzione) e di quelle legali e procedurali (in assenza spesso di norme che forniscano un compiuto indirizzo di azione) –:
   se non ritenga necessario intervenire presso il Comando generale della guardia di finanza per un supplemento di istruttoria in merito al trasferimento in questione. (5-06864)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VICO, LULLI e BARETTA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   Finmeccanica è il primo gruppo italiano operante nel settore dell'alta tecnologia, l'8o produttore mondiale di materiale militare per 72 per cento delle relative esportazioni italiane (2009). È anche la 9o potenza economica a livello nazionale, e la 399o a livello globale (2008). Inoltre Finmeccanica produce, beni a uso civile quali veicoli, velivoli, tecnologie di comunicazione, apparati elettronici ed ottici, sistemi per la produzione di energia;
   Finmeccanica occupa 75 mila dipendenti, di cui 42.000 in Italia, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono circa il 12 per cento del fatturato, i principali mercati sono Italia, Stati Uniti ed Inghilterra; negli Stati Uniti Finmeccanica si posiziona al 24o posto tra i fornitori del Pentagono, mentre in Inghilterra assorbe il 15 per cento del Ministero della difesa britannico;
   con il completamento del ricambio del vertice di Finmeccanica e Selex è appena iniziato il riassetto organizzativo del grande gruppo industriale a partecipazione pubblica che è chiamato a fare i conti con una situazione di emergenza finanziaria e di posizionamento nei mercati nazionali ed esteri, il tutto nel pieno della crisi economica e industriale che coinvolge l'intera industria italiana;
   il valore delle azioni è precipitato negli ultimi mesi da 7,7 euro in media fino a gennaio-luglio 2011 ai 4,4 euro di settembre-ottobre fino a scendere ai primi di gennaio a 2,8 e risalire intorno a 3,5 a febbraio 2012, una discesa inarrestabile e preoccupante a fronte di un debito che continua a crescere;
   Finmeccanica pur essendo una società quotata in borsa è controllata per il 30,20 per cento delle azioni dal Ministero dell'economia e delle finanze;
   mercoledì 16 maggio 2012 ci sarà l'assemblea dei soci per approvare il bilancio 2011, chiuso con perdite record di 2,3 miliardi –:
   quali siano state le determinazioni dell'assemblea dei soci relativamente alle strategie industriali e finanziarie.
(5-06862)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BITONCI e MONTAGNOLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   il Governo ha affermato in più occasioni come la revisione delle regole della finanza internazionale rappresenti una priorità, non fosse altro per il fatto che la crisi economica alla quale stiamo assistendo è stata causata anche e soprattutto da una speculazione nata nel mondo della finanza internazionale;
   diversi analisti ed economisti internazionali sono concordi nell'affermare come l'Argentina abbia presentato alla comunità internazionale dei dati economico-finanziari sull'andamento del Paese che non corrisponderebbero alla realtà, e che dal 2006 lo stesso Governo argentino nega l'accesso ai propri dati al Fondo monetario internazionale, di cui è membro, mentre lo stesso Governo di Buenos Aires, peraltro, ha recentemente intrapreso una politica di nazionalizzazione delle imprese straniere presenti sul territorio argentino, come nel caso della spagnola Ypf;
   il debito che il Governo argentino ha maturato con il default del 2002 nei confronti dei risparmiatori italiani è superiore ai 4 miliardi di dollari americani che diventano tuttavia oltre 11 miliardi se a questi si sommano gli interessi passivi e il mancato gettito erariale;
   alcuni Governi hanno recentemente promosso iniziative a sostegno dei propri connazionali per consentire loro di riottenere le somme investite a suo tempo in Argentina –:
   quali iniziative il Governo intenda adottare per riscuotere il debito che l'Argentina ha nei confronti degli investitori italiani e dell'erario pubblico e quali orientamenti il Governo intenda esprimere in merito alla richiesta avanzata da alcuni Paesi sulla possibilità di far uscire dal G20 l'Argentina stessa. (4-16091)


   MANCUSO, CICCIOLI, CROLLA, GIRO e BARANI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   Confartigianato ha calcolato che dal 2008 a oggi sono state emanate 189 norme che hanno complicato la gestione fiscale delle aziende;
   in particolare, Confartigianato ha esaminato 18 provvedimenti (15 decreti-legge e 3 leggi finanziarie) varati tra il 29 aprile 2008 e il 26 gennaio 2012, che contengono complessivamente 297 modifiche di carattere fiscale;
   di queste solo l'11,1 per cento riducono il carico burocratico per le imprese, il 25,3 per cento sono neutre, il 42,8 per cento presenta un modesto impatto dal punto di vista burocratico, il 14,5 per cento un impatto medio e il 6,4 per cento inasprisce fortemente il carico di burocrazie fiscale sulle imprese;
   due norme su tre, nel periodo analizzato, aumentano le complessità burocratiche per le imprese;
   oggi le imprese italiane sacrificano 36 giorni lavorativi l'anno alla burocrazia fiscale, +53,2 per cento rispetto alla media OCSE;
   tra il 2009 e il 2011 la pressione burocratica fiscale sulle imprese è aumentata del 51 per cento –:
   se il Governo intenda semplificare quanto più possibile le procedure burocratiche che interessano le imprese.
(4-16096)


   MUNERATO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il prezzo finale della benzina è ormai arrivato in diverse regioni a raggiungere il costo di 2 euro/litro, laddove una consistente percentuale di questi 2 euro è costituita dalle accise e con negativi effetti per il sistema economico nazionale, oltre che dei consumatori;
   l'ultimo aumento delle accise è stato decretato dall'articolo 15 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, in conseguenza del quale le accise sulle benzine ora ammontano a 704,20 euro per mille litri e quelle sul gasolio a 593,20 euro per mille litri e dal 1° gennaio 2013 raggiungeranno i 704,70 euro ed i 593,70 euro per mille litri rispettivamente per benzina e gasolio per autotrazione;
   l'articolo 1, commi da 290 a 293, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ha introdotto disposizioni fiscali dirette a utilizzare il maggior gettito IVA dovuto all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi per la riduzione temporanea dell'aliquota di accisa sui carburanti e, quindi, del prezzo al consumo stabilendo come in presenza di una crescita dei prezzi petroliferi superiore al 2 per cento rispetto al valore del petrolio indicato nel documento di programmazione economica e finanziaria, le misure delle aliquote di accisa sui prodotti energetici usati come carburanti ovvero come combustibili per riscaldamento per usi civili sono ridotte al fine di compensare il maggiore gettito IVA dovuto all'incremento dei prezzi dei prodotti petroliferi: la riduzione delle aliquote di accisa è determinata da un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico;
   la disposizione non provoca perdita di gettito, ma solo una diversa ricomposizione della quota Iva e della quota accisa, evitando altresì che consumatore sia gravato da un duplice aumento, quello determinato dal prezzo e quello originato dalla tassazione, consentendo così il trasferimento sul prezzo finale del solo incremento dei costi di acquisto;
   la sentenza n. 238/2009 della Corte costituzionale ha riconosciuto la natura tributaria della tariffa d'igiene ambientale, specificando come su questa non deve essere applicata l'Iva, viceversa verrebbe pagata «una tassa su una tassa», così recentemente ribadito, peraltro, dalla sentenza n. 3756 del 9 marzo scorso, laddove la Corte di tassazione ha sancito nuovamente e definitivamente che la tariffa rifiuti non deve essere assoggettata a Iva, dal momento che si tratta di un'entrata tributaria e che, come tale, non può mai costituire il corrispettivo di un servizio reso;
   l'articolo 49, comma 13, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 («legge Ronchi» afferma che «la tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio», e che la natura della tariffa non è tributaria qualora il servizio di gestione dei rifiuti venga reso da una società o un soggetto privato, affidatario del servizio da parte dell'amministrazione comunale e richieda il corrispettivo direttamente agli utenti;
   nelle scorse settimane, organi di stampa locali di Venezia (La Nuova Venezia, Marzo 2012) riportano la notizia secondo la quale il giudice di pace di Venezia avrebbe accolto il primo ricorso per il rimborso dell'IVA sulla tassa dei rifiuti contro la società Veritas, responsabile dello smaltimento dei rifiuti e costretta a pagare oltre trecento euro, comprese le spese legali e le spese di procedura, a favore di un cittadino privato –:
   se non ritenga opportuno, anche alla luce delle recenti sentenze della Corte di cassazione relativamente all'applicazione dell'IVA sulla TIA, adottare gli opportuni chiarimenti relativamente all'applicazione dell'IVA sul prezzo della benzina comprendente anche l'accisa e non sul prezzo industriale. (4-16097)


   VITALI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   la provincia di Matera, nell'aprile 2010, ha indetto la gara di appalto relativa alla progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori di collegamento Cavonica-strada provinciale Torre Vallone Piscicolo per un importo complessivo di circa 11 milioni di euro la gara è stata vinta dall'associazione temporanea di imprese (A.T.I.) denominata P.A.E.C.O.;
   successivamente alla stipula del contratto, è emerso che l'ATI aggiudicataria avrebbe dovuta essere esclusa dalla gara, in ottemperanza al disposto dell'articolo 38, comma 1, lettera g) del codice degli appalti (decreto legislativo 163 del 2006) per aver rilasciato dichiarazioni che risulterebbero non corrispondenti ai fatti e per inottemperanza agli obblighi fiscali;
   in particolare, una delle imprese associate all'ATI aggiudicataria, la CE.S.A.CO. SRL di Mafalda (Cambobasso), avrebbe presentato una dichiarazione non aderente alla realtà sulla propria regolarità fiscale sia in sede di partecipazione alla gara sia prima della stipula del contratto di appalto;
   dalla certificazione di regolarità contributiva ottenuta dall'Agenzia delle entrate in data precedente alla stipula del contratto, risultano ben due carichi pendenti per due anni di imposta (anno 2005 euro 308.615,15 – riscossi euro 46.413,12 – sgravio euro 125.894,394 e anno 2007 euro 9.950,83 – sgravio 8.478,50=Debito euro 1.472,33);
   da una nota di Equitalia del 7 gennaio 2010 risulta accolta una istanza di rateizzazione di una cartella di pagamento, del tutto generica, per una somma complessiva di ben euro 182.720,76, che dovrebbe far riferimento al debito fiscale degli anni 2005 e 2007, ma che non ha alcuna corrispondenza con il debito accertato a causa della diversità d'importo;
   di conseguenza, il debito risultante dal certificato della Agenzia delle entrate, corrispondente ai due anni di imposta 2005 e 2007, non sarebbe stato né dichiarato né rateizzato e non avrebbe nulla a che vedere con quello risultante dalla rateizzazione accolta da Equitalia; appare chiaro all'interrogante, infatti che il debito pregresso non corrispondeva a quello rateizzato;
   appare incomprensibile all'interrogante anche l'atteggiamento della provincia di Matera che, senza nemmeno preoccuparsi di verificare con ulteriori richieste di documentazione a supporto e chiarimento della controversia, e senza effettuare accertamenti in proposito, sostiene, nonostante l'evidente violazione amministrativa, la validità dell'aggiudicazione in favore dell'ATI PAECO;
   a giudizio dell'interrogante ci si trova di fronte ad una chiarissima causa di esclusione, nascosta fino all'ultimo momento, che non poteva e non doveva assolutamente portare alla stipula del contratto, né tantomeno all'aggiudicazione definitiva –:
   di quali elementi disponga in relazione a quanto esposto in premessa e se, anche per il tramite dell'Agenzia delle entrate, si intenda chiarire la situazione fiscale delle imprese aggiudicatarie dell'appalto. (4-16101)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:


   SPOSETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il 17 aprile 2012 alcuni quotidiani della provincia di Viterbo, nell'ambito dei processi derivanti dall'inchiesta sul CEV, la società partecipata del comune di Viterbo e quella denominata Mensopoli, relativa all'appalto di refezione scolastica nello stesso comune di Viterbo, pubblicavano la notizia che le udienze di due processi, in corso di celebrazione avanti il tribunale di Viterbo, già previste per quello stesso giorno, erano state rinviate a causa dell'assenza per malattia del magistrato;
   dagli stessi organi di informazione si apprendeva che i due processi, per numero di imputati e risalenza temporale delle condotte contestate, rischiano seriamente di estinguersi senza giungere ad accertare le responsabilità degli imputati per decorso del termine di prescrizione;
   i reati contestati riguardano ipotesi di particolare gravità tra le quali concussione, corruzione, turbativa d'asta e false fatturazioni, ovvero reati che qualora effettivamente accertati avrebbero arrecato un rilevante pregiudizio economico alla pubblica amministrazione;
   appare indispensabile assicurare un ordinato svolgimento ed una rapida definizione dei predetti processi, affinché siano accertate le effettive responsabilità degli imputati e la pubblica amministrazione sia posta in grado di recuperare quanto eventualmente sottratto all'erario –:
   in quale modo e con quali criteri per quanto di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda procedere affinché le udienze presso il tribunale di Viterbo possano svolgersi con celerità ed efficacia, così da garantire una effettiva tutela degli interessi delle pubbliche amministrazioni eventualmente pregiudicate;
   quali tempestivi e risolutivi interventi, compresa una specifica iniziativa ispettiva per verificare il pieno e corretto funzionamento del tribunale di Viterbo, il Ministro interrogato intenda adottare per far cessare una situazione che all'interrogante appare inaccettabile tenuto conto della gravità dei reati contestati e della eventuale necessità da parte dell'erario di recuperare le somme indebitamente sottratte alla pubblica amministrazione.
   (4-16086)


   BELLANOVA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   notizie giornalistiche odierne riportano il tragico episodio che ha interessato un detenuto rumeno di 38 anni, il quale dopo cinquanta giorni di sciopero della fame, di cui 35 trascorsi nel nosocomio leccese si è lasciato morire. Dalle ricostruzioni mediatiche sembrerebbe che questa persona, collocata presso il penitenziario di Borgo San Nicola a Lecce, fosse da tempo in preda ad un disagio psicologico e nonostante si siano attivati tutti gli strumenti che la legge consente, non si è riusciti ad evitare il peggio;
   l'interrogante ha più volte posto, nel corso degli ultimi due anni ed in ultimo nel dicembre 2011, a codesto Ministero la gravissima situazione nella quale versano gli istituti penitenziari italiani, con particolare riferimento alla struttura carceraria di Borgo San Nicola di Lecce che a fronte di una capienza di circa 660 posti, ospita circa 1.400 detenuti. È stato altresì già segnalato la difficoltà nella quale sono costretti ad operare i responsabili delle strutture penitenziarie, gli operatori e tutto il personale in forze presso queste strutture;
   fermo restando il principio dell'espiazione della pena da parte del soggetto che ha deviato, più volte è stata portata all'attenzione di codesto Ministero la necessità di ripristinare all'interno degli istituti penitenziari i dettami posti a fondamento della nostra Costituzione e contenuti anche all'interno della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che in troppe realtà penitenziarie sono stati disattesi;
   la misura detentiva, come testimoniano numerosi ed autorevoli studi ha già di per sé stessa un impatto psicologico fortissimo sui soggetti coinvolti, ma ciò ha senza dubbio un riverbero più forte su quei soggetti, quali gli immigrati, che in moltissimi casi si trovano in una condizione di solitudine fisica e psicologica poiché lontani dalla propria rete familiare ed amicale, amplificata dal fatto che molte di queste persone hanno anche difficoltà ad esprimersi nella lingua italiana e aggravata, certamente, dal ritrovarsi in un luogo sovraffollato che non giova al benessere fisico e psicologico. Questo scenario serio e multiproblematico in diversi istituti italiani è aggravato anche da un allarme igienico-sanitario, basti ricordare l'epidemia di scabbia che ha investito nel gennaio scorso il penitenziario di Bari;
   il precedente Governo già due anni addietro aveva parlato di dare avvio ad un piano di emergenza per le carceri, ad oggi, sappiamo che non solo nulla è stato attivato, ma che per effetto dell'inasprimento delle leggi, volute sempre dallo stesso Governo nei confronti degli immigrati, si è determinato solo l'effetto di infoltire il numero di detenuti con il conseguente aumento dei disagi;
   in questa situazione è evidente che ad essere messa a repentaglio, oltre alla salute psicofisica dei rei è anche il paradigma della funzione rieducativa a cui la misura detentiva dovrebbe tendere –:
   se il Ministro interrogato non ritenga utile intervenire con celerità, attraverso un'azione concreta che miri a contrastare questa situazione disumana, vissuta quotidianamente dai detenuti e di riflesso da tutti gli attori sociali che operano negli istituti penitenziari sovraffollati, i quali, nonostante immani sforzi, si ritrovano ad affrontare enormi difficoltà che di fatto impediscono di esercitare in modo consono la propria funzione, vale a dire quella di studiare e valutare attentamente la singolarità dei casi e dei percorsi rieducativi da mettere in essere per seguire, riabilitare e sostenere il detenuto durante il percorso di reclusione. (4-16092)


   DE PASQUALE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   presso il tribunale di Firenze, giudice Domenico Paparo, è incardinata la causa RG 6625/2007 tra la signora E. S. e il signor F. R. per l'affidamento delle due figlie;
   circa cinque anni fa la signora S. ha chiesto la separazione dal signor F. chiedendo l'affidamento esclusivo delle figlie, adducendo quale motivazione il fatto che il padre delle bambine fosse malato;
   il signor F. è affetto da diabete mellito di tipo 1 ed in terapia insulinica sottoposta a regolari controlli medici, fin dall'età di 4 anni e, così come risulta da un certificato rilasciato dal medico che lo ha in cura presso l'ambulatorio sod agenzia diabetologia dell'azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze, non presenta complicazioni croniche del diabete, si trova in buon controllo glicometabolico, e le sue condizioni cliniche non compromettono in alcun modo le sue capacità lavorative e non interferiscono neppure con le attività usuali della vita quotidiana (...). In conclusione, sempre a detta del sopra citato certificato, le condizioni cliniche del signor F. non possono giustificare alcuna discriminazione nei suoi confronti, né sul piano lavorativo né in altri campi della sua vita relazionale;
   per questo motivo il giudice che all'epoca aveva in carico la causa e la consulente tecnica d'ufficio nominata dal tribunale si orientato verso l'affidamento congiunto;
   di fronte a questo orientamento la signora S., dapprima denuncia i relatori del collegio della consulenza tecnica d'ufficio, quindi, denuncia il signor F. di molestie sessuali nei confronti della figlia più grande, nonostante sia ormai molto tempo che lo stesso non vede più la bambina, mentre la più piccola quasi nemmeno lo conosce avendo la signora S. chiesto la separazione quando la seconda figlia era ancora molto piccola;
   dopo quattro lunghi anni è arrivata finalmente la richiesta di archiviazione del procedimento penale da parte del giudice per l'indagine preliminare, nonostante si continui ad insistere sulla gravità della malattia del F., sul fatto che la stessa sia invalidante e che lo stesso F. non segua alcuna terapia medica (mentre è vero il contrario). Inoltre si insiste sul fatto che lo stesso sia un fanatico religioso mentre il F. è un cattolico praticante e non pare all'interrogante vi sia nulla di riprovevole in questo;
   nel frattempo risultano all'interrogante numerosi episodi davvero tristi e di grande ingiustizia nei confronti del Signor F. che non vede le proprie figlie da due anni e che, come deciso dal giudice, ogni sera telefona a casa dell'ex moglie per poterle almeno sentire vedendosi negata tale possibilità da una cornetta lasciata staccata a vuoto vicino al televisore questo quanto da lui riferito;
   intanto la causa per l'affidamento congiunto langue, e nemmeno si intravede per il Signor F., almeno la possibilità di vedere le sue figlie, che stanno crescendo e che probabilmente, considerata la grande ostilità dimostrata dalla signora S. nei confronti dell'ex marito, non potendolo conoscere personalmente e non avendo modo di trascorrere del tempo con lui, rischiano di avere una visione non corretta del padre che soffre moltissimo e non si da pace per questa lontananza forzata dalle sue creature –:
   se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative normative dirette a favorire una maggiore diffusione dell'affidamento congiunto, che, secondo l'interrogante, dovrebbe essere la forma usuale di affidamento dei figli, assicurando altresì uno snellimento delle relative procedure.
(4-16103)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro per la coesione territoriale, per sapere – premesso che:
   sul Bollettino Ufficiale della regione Campania n. 35 del 14 maggio 2012 è stata pubblicata la delibera della giunta regionale n. 87 del 6 marzo 2012 avente per oggetto: «Approvazione dello schema di protocollo di intesa tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero della coesione territoriale, regione Campania e Rete Ferroviaria Italiana spa per il congiunto coordinamento ai fini della direttrice Ferroviaria Napoli-Bari. Con allegati»;
   da tale protocollo di intesa si evince che la regione Campania ha proposto, in relazione alla tratta «Apice-Orsara», di tornare alla prima soluzione, ovvero un tracciato diretto, in massima parte interrato, al fine di ridurre i tempi di percorrenza, i costi ed i tempi di realizzazione;
   qualora la richiesta della regione Campania venisse accolta dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, così come si evince a pagina 10 del protocollo di intesa, tutta la zona dell'Irpinia verrebbe tagliata fuori proprio quando si discute del piano di sviluppo provinciale che trova le basi dalla creazione di una piattaforma logistica strettamente legata alla stazione dell'Irpinia dell'alta capacità;
   vale la pena ricordare che il territorio dell'Irpinia vive una situazione di alta criticità con ben 80.000 disoccupati, con aziende che chiudono quasi giornalmente e con una economia che stenta a decollare;
   inoltre, appare chiaro che, perdendo questa occasione tutta la provincia di Avellino rimarrebbe esclusa definitivamente dal sistema del collegamento veloce, causando un'ulteriore penalizzazione di un territorio già fortemente provato;
   in precedenza, la Commissione trasporti della Camera dei deputati ha approvato all'unanimità un documento con cui esortava a non lasciare fuori nessuna provincia campana dal sistema dell'alta capacità, documento che è stato, secondo gli interpellanti, disatteso con questo protocollo di intesa –:
   se non intendano procedere, con celerità, al rigetto della proposta di variante avanzata dalla regione Campania ed avviare un tavolo di confronto che, coniugando le varie esigenze di carattere economico, elabori la soluzione più efficace e non tagli fuori dal tracciato una intera provincia.
(2-01499) «Iannaccone, Belcastro, Porfidia».

Interrogazione a risposta scritta:


   ROSATO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per gli affari europei, al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   la realizzazione del corridoio 5 (ufficialmente progetto di priorità n. 6) è ritenuto essenziale per l'Unione europea che, oltre a classificarlo per l'appunto tra le sei infrastrutture transfrontaliere più importanti, lo ha anche inserito in un piano di finanziamenti europei tesi ad alleviare gli oneri a carico dei singoli Stati membri;
   l'Unione europea a più riprese ha dimostrato interesse a che Francia, Italia, Slovenia ed Ungheria modernizzassero i loro collegamenti, accogliendo la tratta ad alta velocità;
   il rafforzamento dei collegamenti tra Italia e Slovenia riguarda anche la linea Trieste-Divaccia e la tratta Capodistria-Divaccia che andrebbero a dare ampio respiro ad un'area, quella di Trieste e Gorizia, che in quanto ad infrastrutture di logistica e trasporti paga un ritardo notevole;
   la Commissione europea aveva dato il via libera per cofinanziare, con 450 milioni di euro, la ristrutturazione e la modernizzazione della linea ferroviaria slovena Capodistria-Divaccia;
   il ritardo nella progettazione e il mancato rilascio dell'autorizzazione ambientale da parte dell'Agenzia della Repubblica di Slovenia per l'ambiente (Arso) hanno compromesso l'accesso ai fondi europei della prospettiva finanziaria 2007-2013;
   questo blocco dei fondi europei significa che la costruzione del secondo binario sulla linea Capodistria-Divaccia di collegamento tra il principale porto sloveno e il Corridoio 5, dovrà per lo meno essere rinviato di alcuni anni;
   il rischio è che l'opera, che costa complessivamente 800 milioni di euro, potrebbe non essere realizzata prima del 2020;
   alla luce del progetto di costruzione a breve del nuovo terzo molo nel porto di Capodistria, i finanziamenti europei erano essenziali per avviare una logica di collaborazione tra i porti di Trieste e Capodistria, attività essenziale per attrarre i traffici verso l'Adriatico del Nord;
   alla luce, anche, dell'approvazione da parte del CIPE del finanziamento per la piattaforma logistica, risulta ancor più evidente la necessaria costruzione delle infrastrutture di collegamento con il territorio ed anche con i porti vicini;
   il rafforzamento dei collegamenti tra Trieste e Capodistria è esigenza impellente e non più rimandabile per i due porti, che trarrebbero solo vantaggi da una collaborazione transfrontaliera;
   anzi, risulta difficile sostenere in un mercato competitivo e globale l'esistenza in un tratto molto ristretto di costa, l'esistenza di quattro porti di diverse, ma pur sempre limitate dimensioni, che non siano connessi e integrati;
   a tal proposito si rende necessaria, ancor più dopo la pessima notizia del mancato finanziamento del raddoppio della linea Capodistria-Divaccia, la costruzione della galleria ferroviaria di collegamento tra le due strutture portuali principali, galleria su cui già sono stati fatti studi e su cui l'ingegner Moretti a suo tempo aveva già espresso una valutazione favorevole;
   a tal fine si rende necessaria l'intesa tra il Governo italiano e quello sloveno per la sottoscrizione di un protocollo specifico su quest'opera che impegni i due Stati a determinare competenze, tempistiche e forme di finanziamento per il realizzo dell'infrastruttura –:
   se il Governo condivida la necessità dell'opera e se intenda avviare con la Slovenia le attività diplomatiche tese alla firma di accordo per la realizzazione della galleria di collegamento ferroviario tra i porti di Trieste e Capodistria. (4-16093)

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:


   GARAGNANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   come è noto sono state ricevute minacce dai Pubblici Ministeri di Bologna da parte del terrorismo anarchico, giunte da un blog in un lungo comunicato firmato dai nove membri della cospirazione delle cellule di fuoco detenute in Grecia, tra cui Olga Ikonomidou che plaude all'attentato al manager di Genova e minaccia alcuni magistrati che indagano sugli attentati rivendicati dagli anarchici medesimi;
   questi segnali possono essere interpretati come rischio di un ritorno al terrorismo spietato anche valutando l'attuale momento di crisi in cui la tensione sociale potrebbe manifestarsi con atti pericolosi per Bologna, città caratterizzata anche in passato da fenomeni eversivi significativi –:
   quale sia la consistenza di queste minacce e, senza fare processi alle intenzioni ma con la consapevolezza dei rischi che Bologna può correre, quali iniziative il medesimo Ministro intenda assumere a garanzia della sicurezza di tutti i cittadini ed eventuali collegamenti fra frange estremiste locali, in passato colluse anche con l'estremismo islamico, e movimenti anarchici. (3-02272)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MINNITI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   un incendio è divampato, verso le 5 della mattina del 15 maggio 2012, a Reggio Calabria, mandando a fuoco il centro sociale autogestito «Angelina Cartella» sito nella zona di Gallico, Reggio Nord, un punto di riferimento per la popolazione, soprattutto giovanile, molto attivo nell'ambito delle iniziative sociali, ambientaliste e culturali sul territorio;
   le fiamme, di chiara origine dolosa, hanno prodotto danni ingenti alla struttura in legno e al soffitto della struttura, compromettendone la stabilità. Sono state ritrovate, tra l'altro, scritte di matrice neofascista inneggianti al duce e svastiche naziste disegnate con vernice di colore rosso;
   l'episodio è un ulteriore indicatore del clima di intolleranza che sta caratterizzando la comunità reggina in queste ultime settimane. Ricordiamo in questo senso l'aggressione omofoba avvenuta lo scorso 13 aprile 2012 davanti a un locale a Reggio Calabria ai danni di un giovane che stava trascorrendo una serata in compagnia di alcuni amici –:  
   quali provvedimenti urgenti il Ministro intenda assumere per favorire l'individuazione dei responsabili dell'incendio al centro sociale «Angelina Cartella» e perché sia ripristinato un clima di civile convivenza nella città di Reggio Calabria;
   quali iniziative di immediata e concreta solidarietà il Ministro intenda promuovere sia per il ripristino immediato delle attività del centro, sia per far sentire alla popolazione ed all'universo giovanile reggino, di fronte al reiterarsi di gravi episodi di intolleranza politica e ideologica, la vicinanza delle istituzioni e dello Stato. (4-16087)


   MELONI e RAMPELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 27 aprile 2012 il segretario politico de La Destra, Francesco Storace, avrebbe dovuto tenere una manifestazione per la locale campagna elettorale nella città di Camaiore (LU) in Toscana;
   da vari giorni esponenti politici non dell'ultrasinistra ma addirittura del Partito democratico hanno gridato alla mobilitazione per impedire la manifestazione odierna con minacciose affermazioni sulla stampa locale;
   per profondo senso di responsabilità lo stesso segretario de La Destra Francesco Storace ha annullato il previsto incontro elettorale;
   analoghe circostanze si sono verificate recentemente, sempre in Toscana, anche a Calenzano e a Marina di Carrara, in danno del movimento politico in questione e del suo segretario;
   la prima firmataria del presente atto è stata testimone, lo scorso mese di febbraio, di episodi intimidatori finalizzati ad impedire la partecipazione della stessa ad una manifestazione indetta a Firenze per la commemorazione della Giornata del Ricordo;
   dal segretario del Partito democratico, sempre sensibile ai temi del rispetto dei diritti di manifestare e coerente accusatore di violenti, non è pervenuta una sola parola di condanna per le intemperanze di esponenti del suo partito verificatesi in queste occasioni;
   anche quanti sono sempre pronti ad intervenire per fronteggiare espressioni di dissenso che travalicano i limiti della libertà, prevaricando i diritti altrui, tacciono di fronte alla negazione della libertà di svolgimento di una regolare campagna elettorale e si eclissano dinanzi al clima assurdo, talvolta ignobile, nel quale in alcune regioni si è stati costretti a celebrare la Giornata del Ricordo –:
   quali provvedimenti intenda assumere il Governo per garantire il diritto a
svolgere una democratica e legittima attività politica in tutto il territorio nazionale al movimento politico La Destra e a qualunque altro movimento politico, a prescindere dallo schieramento di appartenenza. (4-16099)


   DI PIETRO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   le elezioni comunali del 6 e 7 maggio 2012 a Catanzaro hanno portato all'elezione al primo turno del candidato di centrodestra Sergio Abramo;
   a oltre diciotto ore dalla chiusura dei seggi sono state riscontrate numerose irregolarità e l'ufficio elettorale centrale ha stabilito che venissero ricontate le schede delle sezioni 84, 85 e 86;
   sono state rilevate oltre un centinaio di schede bianche, un migliaio di schede nulle, schede superiori al numero di votanti, soggetti che, a loro insaputa, avrebbero votato più volte e schede scomparse dal verbale;
   la procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta su questa presunta compravendita di voti e sabato 12 maggio 2012 ha deciso per il sequestro di tutte le schede votate per una verifica definitiva;
   sono state inviate al prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, e ai quotidiani Gazzetta del Sud e Quotidiano della Calabria delle buste contenenti dei proiettili in cui si fa specifico riferimento alle elezioni comunali di Catanzaro –:
   di quali elementi informativi disponga il Governo con riferimento alla richiamata vicenda e se non ritenga opportuno intervenire, nell'ambito delle sue competenze, per ripristinare la legalità nel rispetto della democrazia e della volontà espressa dai cittadini. (4-16102)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta scritta:


   NICOLUCCI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   una recente ricerca pubblicata dal Censis evidenzia come proprio nelle scuole campane, in media e pur con situazioni anche molto differenziate tra le singole province, si registri un altissimo tasso di dispersione scolastica (che considera chi abbandona gli studi prima del raggiungimento del diploma) nelle classi superiori;
   i dati, relativi agli anni scolastici compresi tra il 2006-2007 e il 2009-2010, parlano di un circa 30 per cento di studenti iscritti negli istituti superiori statali della Campania che non arrivano alla fine del loro percorso di studi al termine dei cinque anni previsti;
   tale dato rappresenta una media regionale nella quale proprio la città di Napoli rappresenta purtroppo il dato più alto, con un tasso di dispersione media pari al 35,2 per cento (invece le province con il tasso minore sono quelle di Avellino e Benevento);
   a parere dell'interrogante questa è una situazione molto grave su cui è necessario che, ogni soggetto per le proprie competenza, lo Stato e gli enti locali si attivino immediatamente, anche alla luce di un dato ancor più specifico (quello relativo al tasso di dispersione scolastica nel comparto degli istituti tecnici che tocca il record negativo del 47 per cento) che contribuisce a spiegare perché nella maggiore città del Mezzogiorno vi sia la mancanza di professionalità pur richieste –:
   se il Ministero della pubblica istruzione sia in grado di confermare o meno i dati elaborati dal Censis in materia di dispersione scolastica nelle scuole superiori della Campania;
   quali iniziative, di competenza e in sinergia con la regione Campania e i vari enti locali interessati, si ritenga opportuno assumere per contrastare il grave fenomeno della dispersione scolastica nella città e nella provincia di Napoli;
   se siano ipotizzabili, da parte del Ministro interrogato, interventi nello specifico comparto degli istituti tecnici che invece, tanto più nell'odierno periodo caratterizzato dalla crisi occupazionale in tutto il Paese, andrebbero valorizzati come strumenti essenziali per avviare un percorso formativo finalizzato ad acquisire professionalità concretamente utili a trovare in tempi brevi, dopo il diploma, un lavoro. (4-16088)


   GRIMOLDI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   in data 21 luglio 2010 si è svolto il turno di ballottaggio per il nuovo rettore dell'ateneo di Siena, che entrerà in carica il 1o novembre 2010; le elezioni sono state vinte dal professor Angelo Riccaboni sullo sfidante Silvano Focardi (rettore uscente);
   Riccaboni ha vinto per pochissimi voti (16, 373 voti a 357 dello sfidante, con 28 schede bianche e 19 nulle);
   subito dopo la scoperta del risultato elettorale sono insorti dubbi sull'esito dello stesso, dato che la risicata differenza di voti ha spinto ad una verifica delle schede e dei verbali della Commissione elettorale;
   da questa verifica ed a seguito di un esposto è scattata subito l'apertura di un'indagine da parte della magistratura senese, seguita necessariamente all'emergere di «gravi e numerose irregolarità di carattere formale e sostanziale, sia nei confronti della legislazione ordinaria che verso la disciplina statutaria dell'Ateneo, tali da inficiare per diritto la legittimità del risultato»;
   le indagini si sono concluse l'11 novembre 2011 ed hanno prodotto ipotesi di reato per dieci persone, tra membri della commissione elettorale e membri di seggio, indagati per «falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici»;
   l'attuale rettore professor Angelo Riccaboni risulta essere stato ratificato con «doppia copia» dall'allora Ministro Gelmini, una volta in data 26 ottobre 2010, facendo cenno alle indagini in corso, la seconda volta in data 2 novembre 2010 senza alcun riferimento all'attività della procura;
   il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca pro tempore Gelmini è stato, tra l'altro, interrogato dalla magistratura inquirente senese, affermando, tra le altre cose, di essere venuta a conoscenza solamente in tale data (24 febbraio 2011) del fatto che il giorno delle elezioni del rettore, 21 luglio 2010, nessuno dei votanti sarebbe stato identificato ai seggi, aggiungendo che «se avessi saputo di detta irregolarità con ogni probabilità non avrei proclamato il rettore»;
   è notizia del giorno 11 maggio 2012, apparsa sulla cronaca di Siena del quotidiano La Nazione, che, dopo ben 18 mesi di accertamenti, il sostituto procuratore della Repubblica, Antonino Nastasi, ha chiesto il rinvio a giudizio dei dieci indagati per tale turno elettorale;
   appare certo che tra gli atti viziati vi sia anche il decreto del Ministero dell'università e ricerca, con cui è stato nominato Angelo Riccaboni quale rettore dell'università per gli studi di Siena;
   allo stesso tempo è stata fissata la data dell'udienza preliminare, il 14 dicembre 2012, per valutare gli elementi emersi nel corso dell'inchiesta e le memorie difensive degli avvocati degli indagati –:
   se non intenda valutare se sussistano i presupposti per promuovere iniziative in autotutela rispetto a quanto segnalato in premessa. (4-16105)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LENZI, DAMIANO e GNECCHI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   la riforma pensionistica approvata mediante il cosiddetto decreto «Salva Italia» (decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011) si è posta, come noto, l'obiettivo di garantire il rispetto degli impegni internazionali e con l'Unione europea, dei vincoli di bilancio, la stabilità economico-finanziaria e di rafforzare la sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico in termini di incidenza della spesa previdenziale sul prodotto interno lordo;
   tale riforma, come evidenziato sin dal principio dal Partito democratico, che si è battuto e continua a battersi per meglio caratterizzarla sotto il profilo dell'equità, presenta alcuni aspetti particolarmente critici che, se non adeguatamente affrontati, rischiano di causare drammatiche conseguenze per la vita di migliaia di lavoratori;
   tra queste, la situazione dei lavoratori titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarietà sembra, a questo proposito, esemplificativa: l'articolo 24, comma 14 del decreto «Salva Italia», ha previsto per alcune tipologie di lavoratori la possibilità di accedere alle disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze previgenti la riforma; la lettera c) del medesimo comma stabilisce che, tra questi, rientrino «i lavoratori che, alla data del 4 dicembre 2011, sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all'articolo 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonché ai lavoratori per i quali sia stato previsto da accordi collettivi stipulati entro la medesima data il diritto di accesso ai predetti fondi di solidarietà (...)»;
   il successivo comma 15 ha stabilito, oltre al limite massimo di risorse disponibili per ciascun anno, che le modalità di attuazione e la determinazione del limite massimo numerico dei soggetti interessati ai fini della concessione del beneficio di cui al comma 14, nonché le modalità attuative di monitoraggio affidate all'INPS, siano definiti con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro il 30 giugno 2012 (tale data è effetto della proroga stabilita dal decreto «mille proroghe»);
   i fondi di solidarietà sono stati istituiti dalla legge n. 662 del 1996 e regolati successivamente dal decreto attuativo n. 158 del 2000. Sono fondi autofinanziati attraverso una contribuzione obbligatoria pari allo 0,5 della retribuzione imponibile. In particolare il fondo del credito mira a venire incontro alle esigenze di un settore privo di ammortizzatori sociali che quindi non ha utilizzato risorse pubbliche. Questo settore è stato uno dei primi coinvolto direttamente dalle conseguenze negative della crisi economica in atto;
   il regolamento del fondo prevede che in caso di agevolazione all'esodo gli assegni straordinari a carico del fondo non possono superare i sessanta mesi;
   come si ricordava il processo di riorganizzazione del settore va avanti da anni, in questo momento quindi continuano a cessare dal lavoro, dipendenti che hanno firmato lettere, all'interno di accordi sindacali, anche tre o quattro anni fa, a questi si aggiungono quelli ricompresi negli accordi recenti di fine 2012. Il Sole 24 ore del 14 maggio stima in 17.000 i lavoratori interessati;
   se ad una prima lettura i diritti maturati da questi lavoratori apparivano tutelati anche nella riforma in quanto rientranti nel comma 14, lettera c), dell'articolo 24 successivamente si è creata una notevole incertezza sia per chi è già uscito ed è titolare di una prestazione del fondo e dovrebbe andare in pensione sia per chi deve cessare dal lavoro nel 2012- 2013 sia per coloro che in base agli accordi dovrebbero cessare il lavoro negli anni successivi;
   si pensi ad esempio alla situazione dei dipendenti di Banca Intesa che stanno ricevendo in questi giorni dalla azienda le lettere di comunicazione per l'uscita dal lavoro il 1o luglio 2012 in base ad una adesione al Fondo di solidarietà firmata in quadro normativo diverso, o dei 500 dipendenti di Bnl Paribas il cui accordo aziendale è del 17 febbraio 2010;
   il 27 aprile 2012, l'INPS ha diramato il messaggio n. 7223, con il quale ricorda che «i regolamenti dei Fondi di sostegno al reddito... non individuano, come è noto, requisiti specifici per l'accesso all'assegno straordinario. Il diritto all'assegno straordinario è, infatti, subordinato al conseguimento della prestazione pensionistica al momento della cessazione della prestazione straordinaria»;
   l'Istituto, tramite la medesima comunicazione, ha disposto, però, che in attesa del predetto decreto ministeriale «le sedi territorialmente competenti non possono definire le richieste di liquidazione dell'assegno straordinario di sostegno al reddito finalizzate al raggiungimento del trattamento pensionistico con i requisiti previgenti»;
   la conseguenza è che in attesa dell'emanazione dell'atto ministeriale i lavoratori che stanno interrompendo l'attività lavorativa in base ad accordi sindacali stipulati entro il 4 dicembre 2011 per accedere alle prestazioni straordinarie dei Fondi di solidarietà non sono ammessi a fruire del sostegno al reddito cui hanno diritto, rimanendo così per un periodo indefinito senza alcuna forma di provento e senza sapere quando avranno diritto alla pensione;
   altro aspetto particolarmente critico relativo ai lavoratori in oggetto è quello riguardante i limiti di risorse economiche e numerici, previsti dai commi 14 e 15 del predetto articolo 24 del decreto «Salva Italia», superati i quali non potranno essere presi in considerazione ulteriori domande di pensionamento; il timore, che agli interroganti non appare infondato, è che le somme stanziate possano essere insufficienti e che il limite numerico di persone che potranno accedervi sia troppo basso per far fronte alla platea effettiva di destinatari;
   i lavoratori titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarietà si trovano, dunque, in una condizione paradossale: da un lato per poter accedere all'assegno di sostegno devono attendere l'emanazione del decreto ministeriale, dall'altro, in via ipotetica ma possibile, tale decreto potrebbe escluderli dalla deroga prevista dal decreto «Salva Italia», in quanto il comma 15 dell'articolo 24 stabilisce che, qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento del limite numerico delle domande di pensione, l'INPS non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione di cui al comma 14;
   i lavoratori che aderirono ai fondi nei mesi o negli anni passati vengono nel frattempo costretti dalle aziende a cessare dal servizio man mano che si avvicinano alla data concordata;
   tale situazione appare agli interroganti iniqua e non rispondente alle rassicurazioni fornite da esponenti governativi che a più riprese hanno garantito che nessuna persona sarebbe rimasta senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione, a seguito della riforma del sistema pensionistico;
   è evidente e fonte di preoccupazione che gli effetti di questa incertezza rischiano di pregiudicare l'efficacia del sistema dei fondi;
   è infatti certo che le parti sociali tutte, datoriali o sindacali, eviteranno in futuro di seguire l'esempio, a parere degli interroganti virtuoso, del settore del credito dal momento che gli interventi legislativi sono intervenuti pesantemente modificando le condizioni, non riconoscendo la salvaguardia dei accordi firmati, scaricando ulteriori oneri non previsti sul settore attraverso l'unilaterale decisione di porre a carico dei fondi l'innalzamento dell'età per il passaggio dall'assegno straordinario alla pensione, (per altro nel rispondere all'interpellanza urgente n. 2-01454 il Ministro ha ipotizzato un ulteriore e non previsto normativamente innalzamento di ulteriori due anni). Mancando il principio base della certezza del diritto pericolose incognite pesano quindi sul loro consolidamento, sul quale, invece, il Governo ha molto puntato all'interno del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, attualmente all'esame del Parlamento –:
   quali urgenti iniziative intenda adottare per evitare ai lavoratori titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarietà di essere discriminati riguardo al loro diritto di ricevere l'assegno di sostegno al reddito nei tempi più rapidi possibili e per garantire la completa copertura del periodo intercorrente dalla maturazione del diritto allo stesso all'emanazione del decreto, nonché per consentire che nessuno di tali lavoratori, a seguito dei limiti numerici previsti dall'articolo 24, comma 15, del decreto «Salva Italia», sia escluso dalle deroghe ivi previste.
(5-06865)

SALUTE

Interrogazione a risposta scritta:


   BERTOLINI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   l'accordo aziendale firmato nel 2011 fra l'Ausl di Modena, la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) e il Sindacato dei medici italiani (Smi), valido per il triennio 2011-2013, ha come obiettivo le esigenze di contenimento della spesa pubblica sanitaria;
   in base a tale accordo, i medici di famiglia modenesi ricevono incentivi dall'Ausl se dimostrano all'azienda sanitaria di aver prescritto ai pazienti meno esami di laboratorio, meno indagini specialistiche, meno farmaci o di aver sostituito farmaci più costosi con altri e di aver incentivato l'utilizzo di farmaci generici;
   l'accordo prevede, nel 2011 rispetto al 2010, un risparmio di 3 milioni e 450 mila euro grazie al contenimento della spesa farmaceutica e 500 mila euro dalla contrazione della spesa per la specialistica ambulatoriale;
   tale accordo solleva un importante problema, tanto da non essere stato sottoscritto dal Sindacato italiano medici del territorio (Simet), cioè se la libertà terapeutica del medico, che per meglio tutelare il paziente dovrebbe agire esclusivamente secondo scienza e coscienza, sia, di fatto, condizionata da valutazioni di tipo economico che rischiano di orientare la scelta, tanto più se incentivati con compensi secondo parametri dai quali emerge che il medico incassa di più se diminuisce le prescrizioni farmaceutiche e diagnostiche;
   l'ingente spesa pubblica sanitaria è un problema anche in Emilia Romagna, ma i bilanci non possono essere riequilibrati con risparmi attuati attraverso metodologie che rischiano di far prevalere ragionamenti di tipo economico, rispetto alle normali prescrizioni che devono essere effettuate avendo di mira l'esclusivo interesse del malato;
   la professionalità dei medici italiani è di primissimo livello, ma una scelta di questo tipo potrebbe favorire il possibile imbarazzo degli operatori sanitari «costretti», da un incentivo assai poco etico, a scelte non ispirate dalla normale attività di prescrizione farmaceutica –:
   se sia a conoscenza di accordi come quello descritto in premessa e quali iniziative intenda assumere per evitare che il principio fondamentale della libertà terapeutica possa essere compromesso dalle pur stringenti esigenze economiche di contenimento della spesa. (4-16104)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta scritta:


   GIORGIO MERLO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la non ricezione del segnale Rai in molte zone del Piemonte continua a penalizzare molti cittadini che pur pagando regolarmente il canone non riescono a sintonizzarsi sui canali del servizio pubblico. E il problema non riguarda soltanto il Piemonte orientale, ma molte aree della stessa provincia di Torino;
   si tratta di un danno che rischia di indebolire l'immagine e la credibilità della Rai e di punire oltremisura centinaia di migliaia di cittadini che si vedono privati della concreta possibilità di fruire di un servizio pubblico che pagano regolarmente, essendo il Piemonte la regione più rigorosa nel contributo annuale del canone;
   il problema è riconducibile ad una grave interferenza. Il multiplex 1 della Rai in Piemonte, diffuso sul canale 22, è infatti fortemente interferito dall'emittente locale Telelibertà che trasmette sulla stessa frequenza dal sito lombardo di Monte Penice. Questo provoca difficoltà di ricezione della programmazione di servizio pubblico in numerose zone del Piemonte orientale, in particolare con l'impossibilità per gli utenti di sintonizzare la TGR edizione torinese;
   nonostante ripetute sollecitazioni da parte della Rai e della regione Piemonte nei confronti del Ministero, l'interferenza non è stata finora rimossa;
   ora, in occasione della ripianificazione delle frequenze per l'emittenza locale, che sarà necessaria entro l'anno per liberare le frequenze assegnate con asta alla telefonia mobile, il Ministero potrebbe cambiare la frequenza in uso a Telelibertà, in modo da proteggere le trasmissioni Rai in Piemonte –:
   quali concrete iniziative il Ministro intenda mettere in campo per rimuovere una situazione che sta diventando addirittura imbarazzante, oltreché dannosa per i cittadini piemontesi. (4-16095)


   LAZZARI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 99 del 2009 recava una delega per riordinare il sistema delle stazioni sperimentali per l'industria (SSI), enti pubblici economici sottoposti alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico;
   prima dell'emanazione del decreto legislativo di riordino, l'articolo 7, comma 20, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ha disposto, con finalità di semplificazione e di razionalizzazione, la soppressione delle Stazioni sperimentali per l'industria e il trasferimento dei compiti ed attribuzioni esercitati e del personale alle camere di commercio;
   il decreto ministeriale 1o aprile 2011 ha definito i tempi e le modalità di trasferimento dei compiti e delle attribuzioni, del personale e delle risorse strumentali e finanziarie delle soppresse Stazioni sperimentali per l'industria;
   l'articolo 4, comma 1, di tale decreto prevede che il contributo già a carico delle imprese confluisca nei bilanci delle organizzazioni costituite dalle camere di commercio; così è accaduto a Milano dove uno degli enti (in particolare, la ex SSOG) di cui è stata disposta la soppressione (confluito nella nuova azienda speciale Innovhub della camera di commercio) continua a richiedere il citato contributo alle imprese, avvertito dalle stesse come un inutile balzello, come si evince dalla pagina web del sito dei frantoi oleari italiani;
   ad avviso dell'interrogante, operazioni di razionalizzazione e snellimento della pubblica amministrazione come quelle di cui in premessa dovrebbero essere accompagnate da un'eliminazione o almeno una riduzione degli oneri a carico del sistema imprenditoriale, soprattutto nel momento di forte crisi economica che il Paese sta attraversando –:
   se il Ministro interrogato non ritenga di assumere iniziative normative volte a correggere la disciplina con la quale è stato attuato il riordino delle funzioni delle Stazioni sperimentali per l'industria in modo da tener maggiormente conto delle esigenze del sistema imprenditoriale, già sottoposto a molti oneri sia sul piano burocratico sia su quello fiscale con un limitato beneficio in termini di servizi forniti dalla pubblica amministrazione.
(4-16100)

Apposizione di una firma ad una mozione.

  La mozione Volontè e altri n. 1-00922, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 marzo 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Commercio.

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Lovelli n. 5-06681, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 26 aprile 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bobba.

Pubblicazione di un testo riformulato.

  Si pubblica il testo riformulato della mozione Donadi n. 1-00898, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 595 del 29 febbraio 2012.

   La Camera,
   premesso che:
    il vantaggio in termini di stabilità di cui ha goduto la Svizzera per decenni, unitamente al fatto che il sistema bancario ha offerto un efficace apparato di protezione dei clienti, ha consentito alla piazza finanziaria elvetica di attrarre il 30 per cento dei patrimoni offshore a livello mondiale (circa 2.680 miliardi di euro – secondo il Global Wealth Report del 2011) e di gestire 5.500 miliardi di franchi (circa 6.700 miliardi di euro);
    nel corso dell'anno 2008, anche a causa della crisi finanziaria che obbliga gli Stati sovrani al recupero di fondi su tutti i fronti, inizia un procedimento civile e penale negli Usa contro Ubs (il più importante istituto di credito svizzero), nell'ambito del quale il dipartimento della giustizia e l’Internal Revenue Service (Irs) chiedono informazioni su 52 mila contribuenti clienti di Ubs. Il 19 agosto 2009 l'Amministrazione federale delle contribuzioni sigla con l'Irs un accordo che limita la richiesta a 4.450 nomi (vedi Mauro Guerra in «Apologia del segreto bancario» – Limes n. speciale 2011 – L'importanza di essere Svizzera);
    nel 2010, in seguito al caso della cosiddetta «lista Falciani» (un elenco di 127 mila correntisti esteri della banca svizzera Hsbc trafugato da un ex-dipendente dell'istituto di credito) sono scoppiate polemiche tra le autorità svizzere e quelle statunitensi e francesi. Si scoprì, inoltre, che vi comparivano 5.728 contribuenti italiani, i quali avrebbero depositato denaro nella filiale svizzera, evadendo il fisco, per un totale di 6,9 miliardi di dollari (circa 5 miliardi di euro);
    i rapporti esistenti sul terreno fiscale tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera ha vissuto le seguenti tappe fondamentali:
     23 luglio 1972: viene firmato l'Accordo sul libero scambio tra la CEE e la Confederazione elvetica;
     3 giugno 2003: approvata definitivamente la direttiva europea sul risparmio n. 2003/48/CE (recepita nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 18 aprile 2005, n. 84);
     1o luglio 2005: entra in vigore l'Accordo tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera sul risparmio, siglato in data 26 ottobre 2004;
     13 febbraio 2007: viene emessa la decisione della Commissione economica europea sul sistema fiscale elvetico;
     settembre 2009: la Svizzera sigla l'ultima delle dodici Convenzioni di doppia imposizione contenenti la clausola dell'assistenza amministrativa ampliata in materia fiscale ed esce dalla lista grigia dell'Ocse. Essa ottiene di limitare l'assistenza a singoli casi, di escludere la valenza giuridica delle fishing expeditions (ossia le richieste di informazioni bancarie non già sul singolo individuo, ma su gruppi o categorie di individui senza elementi specifici di sospetta evasione fiscale) e delle informazioni ottenute con sottrazione di dati, di migliorare l'accesso al mercato delle prestazioni finanziarie transfrontaliere;
     convenzioni fiscali con Germania (10 agosto 2011) e Gran Bretagna (24 agosto 2011) secondo il cosiddetto modello «Rubik»;
     2011: il Consiglio dell'Unione europea (Ecofin) intende modificare la direttiva sul risparmio del 2003 (proposta di direttiva del Consiglio presentata dalla Commissione dell'Unione europea – (2008) 727 definitivo); mentre la Commissione dell'Unione europea starebbe facendo pressione affinché Berlino e Londra modifichino, sulla scorta delle indicazioni provenienti da Bruxelles, le convenzioni sottoscritte nei mesi scorsi;
     nel 2013 entrerà in vigore negli Usa il nuovo Foreign account compliance act (Fatca), in base al quale qualsiasi banca che voglia continuare a gestire conti di clienti statunitensi, o avere accesso al mercato statunitense, dovrà segnalare all'Irs le informazioni relative a questi clienti. O, in alternativa, pagare un'imposta del 30 per cento su tutti i pagamenti e gli investimenti di origine statunitense;
    pochi giorni fa, Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Usa hanno ufficializzato la volontà di adottare un approccio comune finalizzato all'applicazione in Europa della normativa Facta;
    per effetto della «direttiva sul risparmio» (2003/48/CE) approvata definitivamente dal Consiglio il 3 giugno 2003 dopo una gestazione sofferta e prolungatasi per oltre cinque anni, dal 1o luglio 2005 è scattato l'obbligo per le banche e gli altri intermediari finanziari operanti in Italia, e in ventuno altri Stati dell'Unione europea, di comunicare periodicamente all'Agenzia delle entrate i dati relativi al pagamento di interessi effettuati a favore di persone fisiche residenti in altri Stati membri dell'Unione europea. L'Agenzia delle entrate deve inviare le informazioni così ottenute all'amministrazione fiscale del Paese di residenza di ogni singolo percettore e ricevere le medesime informazioni da parte di altri ventuno Stati dell'Unione europea;
    in tre Stati dell'Unione europea (Austria, Belgio e Lussemburgo) e in cinque Stati extra Unione europea (Svizzera, Liechtenstein, Andorra, San Marino e Principato di Monaco), invece, le banche e gli intermediari locali non effettuano alcuna comunicazione, ma prelevano una imposta del 15 per cento sugli interessi pagati a persone fisiche residenti in altri paesi dell'Unione europea. Il 25 per cento del gettito complessivo di questa imposta viene trattenuto dall'erario del singolo Stato, mentre il 75 per cento verrà da questo rimesso all'erario del Paese di residenza della persona;
    questa ritenuta è stata aumentata progressivamente, per passare dal 15 per cento nel 2005 al 35 per cento nel luglio 2011;
    questo Accordo assicura alla Svizzera un vantaggio, ossia l'abolizione della tassazione alla fonte dei dividendi, dei redditi e dei canoni di licenza tra imprese associate, aumentando in tal modo l'attrattiva della Svizzera per le società attive a livello internazionale;
    secondo le statistiche ufficiali elaborate dall'Amministrazione elvetica, se si considera il 2007, secondo anno completo di applicazione dell'Accordo, i soggetti pagatori svizzeri hanno operato ritenute alla fonte (15 per cento) sugli interessi aventi come beneficiari persone fisiche per un ammontare pari a circa 653 milioni di franchi svizzeri (corrispondenti a 435 milioni di euro). Di questo ammontare il 75 per cento è stato inoltrato ai vari Paesi facenti parte dell'Unione europea;
    l'Amministrazione italiana ha beneficiato di entrate per circa 125 milioni di franchi svizzeri, ponendosi al secondo posto tra i vari Stati europei. Inoltre, 63.000 beneficiari di interessi hanno optato per la perdita dell'anonimato, autorizzando l'agente pagatore a comunicare i dati alla competente autorità amministrativa (procedura di divulgazione volontaria);
    l'interesse che determina una ritenuta del 15 per cento pari a 653 milioni di franchi svizzeri è stimato in 4.353 milioni di franchi svizzeri (2.898 milioni di euro). Il capitale sottostante potrebbe essere:
     se si ipotizza un rendimento del 2 per cento di 217 miliardi di franchi svizzeri (144 miliardi di euro);
     se, invece, si stima un rendimento del 4 per cento, di 108.5 miliardi di franchi svizzeri (72 miliardi di euro);
     per quanto concerne l'Italia se il 75 per cento della ritenuta è pari a 125 milioni di franchi svizzeri, la ritenuta totale è pari a circa 167 milioni di franchi svizzeri, determinata da interessi per circa 1.100 milioni di franchi svizzeri. Il relativo capitale potrebbe essere pari a circa 56 miliardi di franchi svizzeri (circa 37 miliardi di euro) (2 per cento di rendimento) oppure 28.000 milioni di franchi svizzeri (18,5 miliardi di euro) (4 per cento);
     per l'anno 2010, sono stati invece riscossi 432 milioni di franchi. I tre quarti di questo importo (pari a 324 milioni) sono stati retrocessi agli Stati membri mentre un quarto del gettito (108 milioni) spettava alla Svizzera;
    l'accordo sulla fiscalità tra Svizzera e Unione europea del 2005 con il quale il Governo di Berna si impegnava a trattenere un'imposta alla fonte e riversarla agli Stati Unione europea di residenza dei propri correntisti ha dato scarsi esiti secondo il parere degli ex-ministri delle finanze di Germania e Italia, Steinbrück e Tremonti;
    infatti, l'onere fiscale può essere facilmente aggirato: la direttiva si applica solo agli interessi versati a una persona fisica. Basta intestare il conto ad una società (magari costituita in un altro paradiso fiscale) e il gioco è fatto. Il risultato di tutto questo è che:
     gli Stati maggiormente interessati ad avere informazioni continuano a non averne;
     l'evasione fiscale, favorita dal segreto bancario dei Paesi che possono continuare a mantenerlo, non ne soffre minimamente;
     chi si attendeva introiti favolosi per le esangui casse erariali è rimasto deluso;
    peraltro emerge una contraddizione per quanto concerne l'Italia: a partire dal 1o luglio 2011 la Svizzera opera una ritenuta del 35 per cento sugli interessi che rientrano nell'Accordo: il 25 per cento resta alla Svizzera e il 75 per cento è inviato al Paese di residenza del beneficiario. Ne consegue che la nostra Amministrazione tributaria riceve, senza espletare alcun tipo di attività, il 75 per cento del 35 per cento, cioè il 26,25 per cento. Se il residente italiano avesse riportato in Italia i suoi capitali investendoli, ad esempio, in un normale c/c bancario, la nostra Amministrazione avrebbe introitato, a parità di capitale e di interesse, il 20 per cento, aliquota un po’ inferiore al 26,25 per cento. Mentre se l'investimento nel nostro Paese fosse in titoli di Stato, avrebbe introitato solo il 12,50 per cento, ritenuta di gran lunga inferiore al 26,50 per cento percepito nel primo caso. Da questo breve esempio si perverrebbe alla conclusione che il mantenimento di depositi in Svizzera da parte di soggetti residenti in Italia arrecherebbe teoricamente un sensibile vantaggio, in termini di flussi di imposte, alla nostra Amministrazione;
    l'Accordo con la Svizzera, per la parte relativa al recepimento della direttiva sul risparmio, fa riferimento esclusivamente – come già detto – alle persone fisiche. Proprio questo si è rivelato, nel corso degli anni, un limite notevole al corretto funzionamento dell'Accordo: l'interposizione di schermi societari ha di fatto attenuato le prospettive positive che erano attese dalla sua firma;
    come porre rimedio a questa situazione è un compito al quale si sta dedicando la Commissione europea (vedi la proposta di direttiva del Consiglio presentata dalla Commissione dell'Unione europea – (2008) 727 definitivo), il cui intervento si pone due obbiettivi:
     a) da un lato il passaggio dalla nozione formalistica di beneficiario effettivo a quella di beneficiario economico;
     b) dall'altro l'allargamento del campo di applicazione della direttiva a nuovi prodotti finanziari;
    il Consiglio, il 17 maggio 2011, ha svolto un dibattito orientativo sul modo di procedere relativamente alla proposta citata volta a rafforzare le disposizioni della direttiva dell'Unione europea in materia di tassazione dei redditi da risparmio;
    la Presidenza del Consiglio ha dichiarato che rifletterà sul modo di far avanzare i lavori tenuto conto dei progressi compiuti;
    le modifiche alla direttiva 2003/48/CE proposte sono intese a evitare l'elusione della direttiva, tenendo conto dell'evoluzione dei prodotti da risparmio e del comportamento degli investitori dalla sua prima applicazione nel 2005. Esse si prefiggono di ampliare il campo d'applicazione della direttiva per includervi non solo i pagamenti di interessi ma anche tutti i redditi da risparmio, nonché i prodotti che generano interessi o redditi equivalenti;
    il Consiglio dell'Unione europea (Ecofm) intende modificare la direttiva sul risparmio del 2003 già citata. Tale direttiva è arrivata al termine del periodo transitorio e l'Ecofin intende promulgare un testo che prevede il passaggio automatico di informazioni tra Paesi. Austria e Lussemburgo continueranno ad applicare una ritenuta alla fonte, preservando l'anonimato dei contribuenti, mentre la Svizzera è chiamata a negoziare con l'Unione europea un riesame dell'accordo nei termini di quello siglato con Germania e Inghilterra;
    è presumibile che la Confederazione svizzera difenderà il segreto bancario con molta forza e per molti anni stante che abolirlo o limitarlo in maniera significativa potrebbe – secondo stime autorevoli – dimezzare il Pil generato dal settore finanziario (l'11 per cento del prodotto interno lordo svizzero), settore che occupa in Svizzera più di 200 mila persone;
    la convenzione fiscale siglata il 10 agosto 2011, per le persone residenti in Germania, prevede il pagamento a posteriori di un'imposta sulle loro attuali relazioni bancarie in Svizzera. Al riguardo esse possono effettuare un pagamento unico d'imposta oppure dichiarare i loro conti. I futuri redditi e utili dei capitali di clienti bancari tedeschi in Svizzera saranno soggetti a un'imposta liberatoria, il cui provento sarà trasferito dalla Svizzera alle autorità tedesche. Con la convenzione i due Paesi intendono inoltre migliorare l'accesso ai reciproci mercati per i fornitori di servizi finanziari;
    grazie all'imposta liberatoria la Germania dovrebbe incassare un miliardo di euro l'anno. In più riceverà una decina di miliardi a titolo di «risarcimento» per i casi di evasione fiscale del passato;
    il testo della convenzione rispetta – secondo i sottoscrittori – da un canto, la sfera privata dei clienti bancari e, dall'altro, garantisce l'osservanza di pretese fiscali giustificate. Entrambe le parti convengono che, per l'effetto esplicato, il sistema concordato corrisponderà a lungo termine allo scambio automatico di informazioni per i redditi di capitali. Il testo completo della convenzione sarà pubblicato, come di consueto, dopo la firma di entrambi i Governi tra alcune settimane e potrebbe entrare in vigore all'inizio del 2013;
    la convenzione tra Svizzera e Germania contiene in particolare i seguenti punti:
     a) imposta liberatoria per il futuro: i futuri redditi e utili di capitali saranno direttamente assoggettati a un'imposta liberatoria. L'aliquota unica è stata fissata al 26,375 per cento, che corrisponde all'aliquota dell'imposta liberatoria in vigore in Germania. L'imposta liberatoria è un'imposta alla fonte. Con il suo versamento, l'obbligo fiscale nei confronti dello Stato di domicilio è in linea di principio soddisfatto;
     b) allo scopo di impedire che nuovi averi non tassati vengano depositati in Svizzera è stato convenuto un meccanismo di garanzia che permette alle autorità tedesche di presentare domande di informazioni che devono indicare il nome del cliente ma non necessariamente quello della banca. In termini numerici queste domande sono limitate e devono basarsi su motivi plausibili. Per un periodo di due anni il numero delle domande sarà compreso tra 750 e 999; successivamente sarà adeguato sulla base dei risultati. La ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni, la cosiddetta «fishing expedition» (ossia le richieste di informazioni bancarie non già sul singolo individuo, ma su gruppi o categorie di individui senza elementi specifici di sospetta evasione fiscale), è esclusa;
     c) recupero d'imposta: ai fini della tassazione a posteriori delle attuali relazioni bancarie in Svizzera, le persone residenti in Germania devono avere in via eccezionale la possibilità di pagare un'imposta calcolata in modo forfettario. L'ammontare di questo onere fiscale oscilla tra il 19 e il 34 per cento dei valori patrimoniali e sarà stabilito in funzione della durata della relazione con il cliente nonché dell'importo iniziale e finale del capitale. In luogo di tale pagamento, gli interessati hanno la possibilità di dichiarare alle autorità tedesche la loro relazione bancaria in Svizzera;
     d) altri punti: Svizzera e Germania hanno deciso di agevolare agli istituti finanziari l'accesso ai reciproci mercati. In particolare sarà semplificata l'applicazione della procedura di esenzione (Freistellungsverfahren) per le banche svizzere in Germania e abrogato l'obbligo di avviare le relazioni con i clienti tramite un istituto sul posto. Inoltre, è stata risolta la problematica dell'acquisto di dati rilevanti ai fini fiscali: si esclude la valenza giuridica delle informazioni ottenute con sottrazione di dati. Il pacchetto comprende anche la soluzione della questione di possibili procedimenti penali contro collaboratori delle banche;
    per garantire un gettito minimo a titolo di recupero d'imposta e dare corpo alla volontà di attuare la convenzione, le banche svizzere si sono impegnate a fornire una prestazione di garanzia di 2 miliardi di franchi (1,6 miliardi di euro). Il denaro anticipato dalle banche sarà compensato attraverso gli ulteriori pagamenti d'imposta e restituito alle banche;
    la convenzione fiscale tra la Svizzera e il Regno Unito è impostata in maniera analoga a quella con la Germania, parafata il 10 agosto 2011. Le aliquote fiscali per la regolarizzazione del passato sono identiche. Le differenze sono dovute essenzialmente ai diversi regimi tributari e riguardano in particolare l'ammontare delle aliquote fiscali su redditi futuri e le particolarità del diritto procedurale. Il differente importo anticipato dalle banche è in funzione del diverso volume del fatturato;
    la convenzione tra Svizzera e Regno Unito contiene in particolare i seguenti punti:
     a) imposta liberatoria per il futuro: l'aliquota concordata è stata fissata tra il 27 e il 48 per cento a seconda della categoria del reddito da capitale. Le aliquote sono leggermente inferiori a quelle consuete marginali britanniche;
     b) in termini numerici le domande di informazioni sono limitate e devono basarsi su motivi plausibili. Il numero delle domande sarà compreso tra qualche centinaio e un massimo di 500 all'anno; successivamente sarà adeguato sulla base dei risultati;
     c) ai fini della tassazione a posteriori delle attuali relazioni bancarie in Svizzera, si applicano le stesse modalità previste dalla convenzione con la Germania;
     d) altri punti: Svizzera e Regno Unito hanno deciso di agevolare agli istituti finanziari l'accesso ai reciproci mercati. Analogamente è stata esclusa la valenza giuridica delle informazioni ottenute con sottrazione di dati. Il pacchetto comprende anche la soluzione della questione di possibili procedimenti penali contro collaboratori delle banche;
    la convenzione contiene norme speciali per i cosiddetti «soggetti non domiciliati nel Regno Unito», vale a dire per le persone che soggiornano in Gran Bretagna senza avere un domicilio durevole;
    per garantire un gettito minimo a titolo di recupero d'imposta e dare corpo alla volontà di attuare la convenzione, le banche svizzere si sono impegnate a fornire una prestazione di garanzia di 500 milioni di franchi;
    la Banca d'Italia ha recentemente pubblicato una ricerca dal titolo emblematico «Alla ricerca dei capitali perduti: una stima delle attività all'estero non dichiarate dagli italiani», dalla quale emerge che i capitali italiani illegalmente esportati all'estero ammontano attualmente tra 124 e 194 miliardi di euro;
    a seguito dei così detti «scudi fiscali» del Governo Berlusconi-Tremonti, due terzi dei rimpatri sono arrivati proprio dalla Svizzera. Se si ipotizza per un momento che tale proporzione valga anche per i capitali stimati ancora all'estero, in Svizzera ve ne sarebbero tra 82 e 130. Immaginando solo per un attimo un accordo dell'Italia con la Svizzera come quello fatto dalla Germania, se ne sarebbero ricavati qualche cosa come 9 miliardi di euro secondo una stima del quotidiano Il Sole 24 Ore;
    anche l'Austria, il 13 aprile 2012, ha stipulato un accordo analogo a quelli sottoscritti dalla Germania e dal Regno Unito;
    dopo un primo parere contrario, il 17 aprile 2012, il Commissario europeo Semeta ha affermato in conferenza stampa che gli accordi bilaterali stipulati da Germania, Austria e Regno Unito con la Svizzera sono compatibili con il diritto dell'Unione europea;
    secondo quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio dei ministri in conferenza stampa il 30 aprile 2012, il Governo sarebbe pronto a «considerare ex novo l'intera materia»;
    nel mese di maggio 2012 è stata anche risolta con le autorità svizzere la controversia relativa al blocco, da parte svizzera, dei ristorni dei nostri lavoratori frontalieri. In data 8 maggio 2012, la Svizzera ha effettuato l'ordine di pagamento a favore dell'Italia. Sussistono quindi, ora che questa controversia è stata risolta, i presupposti perché il confronto si sviluppi verso obiettivi ulteriori;
    ad oggi l'Italia non ha stipulato alcun accordo bilaterale con alcun paradiso fiscale, neppure con San Marino, con il risultato che mentre sono obbligati a rispondere in modo adeguato agli altri Paesi, tali Stati possono essere molto evasivi con l'Italia,

impegna il Governo

ad avviare con la massima urgenza negoziati con le autorità elvetiche in vista della conclusione di un accordo bilaterale analogo a quelli stipulati dalla Gran Bretagna, dalla Germania e dall'Austria, ed a sottoscrivere accordi bilaterali anche con gli altri «paradisi fiscali», ampliando i meccanismi di informazione relativi ai clienti italiani degli istituti di credito di tali Paesi.
(1-00898)
«Donadi, Borghesi, Evangelisti, Barbato, Messina».

Ritiro di un documento di indirizzo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: risoluzione in Commissione Mario Pepe (PD) n. 7-00628 del 6 luglio 2011.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta scritta Divella n. 4-15860 del 26 aprile 2012.

Ritiro di una firma da una interrogazione.

  Interrogazione a risposta scritta Castiello e altri n. 4-15278, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 marzo 2012: è stata ritirata la firma del deputato Gioacchino Alfano.

ERRATA CORRIGE

  Interpellanza urgente Pionati e Moffa n. 2-01488 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 630 del 10 maggio 2012. Alla pagina 30620, seconda colonna, alla riga ventiquattresima, deve leggersi: «(2-01488) “Pionati e Moffa”» e non «(2-01488) “Pionati”», come stampato.