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Temi dell'attività Parlamentare

La manovra finanziaria 2011-2013
Il decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, reca una serie di misure finalizzate a stabilizzare, mediante un consistente intervento correttivo sui conti pubblici incentrato sul contenimento della spesa e sul contrasto all'evasione fiscale, il quadro finanziario per il triennio 2011-2013, in conformità agli impegni assunti in ambito europeo, nonché a sostenere, al contempo, lo sviluppo e la competitività economica nazionale.
Il quadro generale

Il D.L. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, contiene un articolato insieme di interventi, recanti riduzioni di spesa e di aumento delle entrate, diretti a conseguire gli obiettivi di finanza pubblica indicati nella Nota di aggiornamento al DPEF 2010-2013 e confermati in sede europea in occasione della presentazione, nel gennaio 2010, dell’aggiornamento annuale del Programma di stabilità.

La correzione dei conti pubblici prevista dal decreto risponde alla raccomandazione dell’Ecofin del 30 novembre 2009, che ha invitato l’Italia definire in dettaglio, nel corso del 2010, la strategia di consolidamento necessaria per la correzione del disavanzo eccessivo, al fine di riportare l’indebitamento netto al di sotto della soglia di riferimento del 3 per cento del PIL entro il 2012. Come specificato nella Nota informativa presentata dal Governo il 16 giugno 2010, poco dopo la presentazione del decreto , il provvedimento costituisce lo strumento per attuare la correzione delineata nella Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica (RUEF) e risponde all’impegno concordato dal Governo in ambito europeo.

L’emergere di tensioni sui mercati finanziari a seguito della crisi della Grecia ha reso più urgente l’intervento, inducendo il Governo ad anticipare la manovra correttiva rispetto alla scadenza del 15 ottobre fissata dalla legge di contabilità (legge n. 196/2009) per la presentazione del progetto di bilancio e della legge di stabilità.

Gli effetti finanziari ed il contenuto delle misure

Le misure contenute nel decreto legge comportano un impatto limitato nel 2010 sull’indebitamento netto, mentre determinano una correzione del saldo medesimo pari a circa 12 miliardi per il 2011 ed a circa 25 miliardi in ciascuno degli anni 2012 e 2013, pari allo 0,75 per cento del PIL nel 2011 e all’1,5 per cento circa in ciascuno degli anni 2012 e 2013. 

Le modifiche introdotte dal Senato e confermate dalla Camera hanno determinato una ulteriore lieve riduzione dell’indebitamento netto, che lascia comunque invariata l’incidenza sul PIL della manovra.

Per quanto concerne la sua composizione, gli effetti correttivi sono riconducibili prevalentemente (62,2 per cento nella media del triennio) ad un contenimento della spesa e, al suo interno, della componente di parte corrente.

Rispetto al testo iniziale, le modifiche introdotte determinano un maggior contributo alla manovra netta da parte delle entrate (dal 35,5 in media nel triennio nel testo iniziale al 37,8 per cento nel testo all’esame della Camera); all’interno della spesa si riduce invece l’apporto assicurato da quella in conto capitale (dal 4,6 al 3,1 per cento).

Rispetto agli andamenti tendenziali, come rilevati dalla RUEF, la manovra determina una riduzione della spesa primaria di circa l’1 per cento nel 2011 e del 2 per cento nel 2012.

Per quanto riguarda le entrate, le misure ne determinano un aumento rispetto alla legislazione vigente pari allo 0,6 per cento nel primo anno e all’1,4 per cento nel secondo.

Le misure correttive incidono soprattutto su alcuni settori.

Particolare rilievo assumono le misure correttive poste a carico delle Amministrazioni regionali e locali, che rappresentano una quota della manovra complessiva pari alla metà nell’esercizio 2011 (6.300 milioni) e a un terzo (8.500 milioni annui) nei due esercizi successivi.

Un ulteriore ambito di intervento è riferibile al pubblico impiego, per il quale si prevedono, in termini di indebitamento netto, minori spese pari a circa 921 milioni di euro per il 2011, 1.407 milioni di euro e 1.766 milioni di euro per il 2013. In tale ambito, tra le misure di contenimento delle spese si ricordano il blocco della contrattazione per il triennio 2010-2012, la riduzione dei trattamenti economici superiori ai 90.000 euro annuali, per la quota eccedente tale limite. Tale intervento è stato peraltro dichiarato costituzionalmente illegittimo con la sentenza della Corte Costituzionale n. 223 dell'11 ottobre 2012.

Vi è inoltre la previsione di limiti al trattamento retributivo dei magistrati, la sospensione dell’adeguamento retributivo ordinariamente spettante sia al personale dirigenziale che a quello delle qualifiche contrattualizzate. Una riduzione dei trattamenti è prevista anche in relazione a quelli spettanti a Ministri e Sottosegretari non parlamentari e agli addetti agli uffici di diretta collaborazione dei Ministri.

Numerose sono altresì le misure previste in materia di previdenza, nell’ambito della quale rilevano gli interventi per contrastare agli abusi in materia di invalidità civile e le misure, richieste dall’Unione europea, volte ad allineare l'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego al requisito di 65 anni di età. Un ulteriore intervento, volto a conseguire effetti strutturali di minore spesa che si manifestano a partire dal 2012, concerne la modifica delle decorrenze (le c.d. “finestre”) per la decorrenza del trattamento pensionistico, che ha l’effetto di un posticipo dell’età effettiva di accesso al trattamento medesimo; sono state altresì introdotte alcune disposizioni concernenti la correlazione dell’età di pensionamento rispetto all’andamento della speranza di vita.

Sul versante delle entrate, particolare rilevo assumono gli interventi in materia tributaria, e segnatamente, le misure di potenziamento della lotta all’evasione di fiscale e contributiva, le quali operano su un duplice piano: da un lato, attraverso l’introduzione di più efficaci strumenti di accertamento, dall’altro, attraverso la focalizzazione dell’attività di ispezione e controllo su determinati segmenti di contribuenti, i cui comportamenti appaiono a più elevato rischio di evasione. In tale ambito si prevede, tra l’altro, l’adeguamento alle disposizioni comunitarie delle limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore, un aggiornamento dell’accertamento sintetico (il c.d. redditometro), il contrasto al fenomeno delle imprese “apri e chiudi” nonché a quello delle imprese in perdita sistemica. 

Unultimo filone di interventi, che configurano di norma misure espansive recanti maggiori spese o minori entrate, è finalizzato al sostegno dello sviluppo, anche attraverso misure di semplificazione burocratica. In tale ambito sono annoverabili gli interventi volti a realizzare una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, le norme dirette a istituire un regime fiscale di attrazione europea, gli interventi a favore delle reti di imprese, le misure tese ad istituire nel Meridione "zone a burocrazia zero", la semplificazione delle procedure per l'avvio e l'esercizio di imprese con la segnalazione certificata di inizio attività, nonché gli incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero.