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dal 29/04/2008 - al 14/03/2013

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Il programma Joint Strike Fighter- F35

  • L’F-35 Lightning II è un velivolo caccia multiruolo di quinta generazione con spiccate caratteristiche stealth (bassa osservabilità da parte dei sistemi radar) e net-centriche (interconnessione di tutti i sistemi di comunicazione, informazione e scambio dati a disposizione);
  • il velivolo sarà prodotto in tre versioni: F-35A a decollo convenzionale; F-35B a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL) per portaerei con ponte adatto; F-35-C per portaerei con catapulte (CATOBAR);
  • Il progetto è realizzato in cooperazione da Stati Uniti ed altri 8 partners: il Regno Unito è partner di primo livello, al pari degli Stati Uniti, con una quota di investimento nello sviluppo del programma pari al 10 per cento; l’Italia, insieme all’Olanda, è partner di secondo livello, con una quota di investimento nello sviluppo del programma del 3,8 – 3,9 per cento; Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca sono partners di terzo livello con una partecipazione finanziaria pari al 1-2%;
  • I primi velivoli prodotti sono serviti alle prove ed esauriranno la loro vita operativa con il termine dei test; il primo decollo di prova della versione base è avvenuto il 15 dicembre 2006, il velivolo nella versione a decollo corto ha volato per la prima volta in data 11 giugno 2008, mentre la versione per l’impiego su portaerei ha effettuato il primo volo il 6 giugno 2010 (Crf.: audizione del Segretario Generale e Direttore Generale degli armamenti Generale Claudio Debertolis presso la Commissione difesa della Camera, seduta del 1° febbraio 2012 );
  • la realizzazione del velivolo F35 ha subito nel corso degli anni ritardi e costi aggiuntivi. Sullo sviluppo del programma ha, poi, pesato, la crisi economica internazionale e la decisione dell’amministrazione Obama di tagliare i fondi destinati alla difesa. In un rapporto tecnico del 15 marzo 2011 il Governament Accountability Office (GAO) ha segnalato l'incremento del costo complessivo del programma e il ritardo del completamento della fase di sviluppo (al 2018) e taluni deficit qualitativi;
  • il segretario alla Difesa Leon Panetta, ha assicurato, a fine gennaio 2012, che l’F-35 si farà in tutte e tre le varianti – concludendo il periodo di prova dell’F-35B – ma la produzione sarà rallentata per consentire i test e le modifiche di progettazione, prima di acquistarne quantità significative. Inoltre, il Capo di stato maggiore della Difesa, generale Martin Dempsey, ha affermato che la crisi potrebbe costringere gli alleati della zona euro a riallocare le risorse influenzando il programma F-35 (Cfr.: Cfr.Ispi:f-35-la-partita-smart-defense );
  • in Italia si è iniziato a parlare del progetto nel 1996 con il Ministro della Difesa Beniamino Andreatta (primo Governo Prodi, cfr. allegato alla seduta della Commissione difesa del 16 gennaio 2007); il 23.12.1998 (Governo D’Alema) è stato firmato il Memorandum of Agreement per la fase concettuale-dimostrativa con un investimento di 10 milioni di dollari; nel 2002 (secondo Governo Berlusconi), dopo l’approvazione delle Commissioni Difesa di Camera e Senato (4 giugno 2002 ) e (14 maggio 2002 ) è stata confermata la partecipazione alla fase di sviluppo con un impegno di spesa di circa 1.190 milioni di euro. Sull’andamento del progetto è stato informato il Parlamento il 28.07.2004 ed il 16.01.2007(secondo Governo Prodi). L'8 aprile 2009 le Commissioni difesa della Camera e del Senato hanno espresso parere favorevole sullo schema di programma trasmesso dal Governo che comprendeva l’acquisto di 131 F35 al costo di 12,9 miliardi di euro, spalmati fino al 2026 e la realizzazione, presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara), di una linea di assemblaggio finale e di verifica (FACO) per i velivoli destinati ai Paesi europei;
  • la difesa italiana è interessata ad una combinazione di vettori CTOL e STOVL. I velivoli a decollo verticale STOVL sono gli unici aerei che possono essere impegnati dalla Marina sulle navi italiane, in sostituzione degli attuali AV8B (Crf.: seguito audizione del Segretario Generale e Direttore Generale degli armamenti Generale Claudio Debertolis presso la Commissione difesa della Camera, seduta del 7 febbraio 2012 );
  • Il 15 febbraio 2012 , il Ministro della difesa, ammiraglio Di Paola, nell’illustrare alle Commissioni riunite difesa della Camera e del Senato le linee di indirizzo per la revisione dello strumento militare ha annunciato che vi sarà un ridimensionamento del programma: “l'esame fatto a livello tecnico e operativo porta a ritenere come perseguibile, da un punto di vista operativo e di sostenibilità, un obiettivo programmatico dell'ordine di 90 velivoli (con una riduzione di circa 40 velivoli, pari a un terzo del programma), una riduzione importante che, tuttavia, salvaguarda anche la realtà industriale e che, quindi, rappresenta una riduzione significativa coerente con l'esigenza di oculata revisione della spesa”;
  • la necessità di proseguire nel programma è stata, altresì, posta in relazione con la necessità di sostituire tre linee di velivoli, i Tornado, gli AMX, e gli AV-8 B che nell’arco dei prossimi 15 anni usciranno progressivamente dalla linea operativa per vetustà. (Al riguardo, in allegato al resoconto stenografico della seduta del 5 dicembre 2012 della Commissione difesa della Camera è riportata una nota del Segretariato generale della difesa contenente, tra l'altro, una tabella con il dettaglio della programmazione di acquisto nazionale);
  • dal punto di vista industriale, l’F-35 sosterrà la produzione dell’industria aeronautica italiana per i prossimi anni. L’indotto include grandi aziende e piccole medie imprese nelle maggiori regioni italiane. Il ritorno tecnologico-industriale è legato alla Final Assembly and Check Out (Faco) di Cameri, che darà occupazione a 1.500 persone e circa 10.000 con l’indotto. La Faco sarà pronta nel 2014 per iniziare la produzione nel 2016, ed è previsto che rimanga attiva per almeno 40 anni (Crf.: audizione del Segretario Generale e Direttore Generale degli armamenti Generale Claudio Debertolis presso la Commissione difesa della Camera del 1° febbraio 2012 );
  • sempre con riferimento alle ricadute occupazionali, il Segretario Generale e Direttore Generale degli armamenti, generale Claudio Debertolis ha fatto presente che:“per quanto riguarda le ricadute occupazionali, “devo dire che in effetti si parla di sostituzione. La produzione di Eurofighter, purtroppo, anche per quello che è successo in India, sarà fermata, e ciò significa che i 10.000 lavoratori calcolati per il Joint Strike Fighter dovranno sostituire gli 11.000. Ci potrebbe essere un periodo di overlap. Quando parliamo di 10.000 sul Joint Strike Fighter siamo molto conservativi, partiamo da un minimo garantito, ma speriamo, con l'attività che faremo, di avere più persone a lavorare sui velivoli, di avere cioè un indotto superiore a questi 10.000. Con questo percorso riteniamo, però, di mantenere una continuità tra Eurofighter e Joint Strike Fighter per quanto riguarda l'occupazione, con la prospettiva, lavorandoci su, di farla crescere” (Crf.: seguito audizione del Segretario Generale e Direttore Generale degli armamenti Generale Claudio Debertolis presso la Commissione difesa della Camera del 7 febbraio 2012 );
  •  più di recente, con riferimento al piano di consegna, il Segretario generale della Difesa e Direttore nazionale degli armamenti, generale di squadra aerea Claudio Debertolis, nel corso della sua audizione del 5 dicembre 2012 presso la IV Commissione difesa della Camera ha reso noto che “i 90 velivoli verranno consegnati entro il 2027. Al 2020 saremo a 34 velivoli. Si tratta di un piano appositamente diluito per una questione di risparmio, che comporterà la sostituzione dei Tornado entro il 2027.  Gli AMX dovrebbero invece finire la loro vita prima del 2020. Alcuni Tornado saranno quindi mantenuti ed eliminati progressivamente, finché non entrerà in servizio l'ultimo velivolo della flotta Joint Strike Fighter, mentre per quanto riguarda gli Eurofighter in consegna attuale, la produzione dovrebbe finire nel 2018, per i 96 velivoli, ma anche in questo caso stiamo cercando di diluire la consegna per tenere le linee aperte e far lavorare le persone”.
  • con riferimento, poi, ai costi del programma, il Segretario generale della Difesa, nella sopra richiamata audizione, ha precisato che “il programma, sviluppandosi in lotti successivi, permette degli scorrimenti, come è avvenuto adesso. Il costo dei primi tre velivoli, in effetti, è aumentato: rispetto ai 63 milioni di euro di cui avevo parlato, ci costeranno 90 milioni di euro. (…) L'aumento riguardante i primi tre velivoli, che sembra consistente, non va dunque assolutamente moltiplicato per i 90 velivoli. Noi arriveremo comunque a quella cifra di 63 milioni attorno al 2020” (Al riguardo, in allegato al resoconto stenografico della seduta del 5 dicembre 2012 della commissione difesa della Camera è riportata una nota del Segretariato generale della difesa contenente, tra l'altro, le stime di costo dei velivoli nel periodo 2015-2021).
Il velivolo

L’F-35 Lightning II è un velivolo multiruolo di quinta generazione, che unisce le prestazioni di un velivolo da caccia a spiccate caratteristiche stealth (bassa osservabilità da parte dei sistemi radar) e net-centriche. Le principali missioni assegnate al JSF sono quelle di interdizione di profondità; di distruzione delle forze aeree avversarie; di attacco strategico; di difesa aerea; di appoggio tattico; di controaviazione offensiva.

Il caccia è un tipo di velivolo originariamente progettato per la per la distruzione in volo di aerei nemici, con particolare riferimento ai bombardieri, progettati per attaccare obiettivi terrestri, sia civili che militari. La classificazione dei caccia attraverso il riferimento ad una determinata “generazione” consente di individuare le diverse tipologie di caccia sviluppatesi dalla fine del secondo conflitto mondiale ad oggi. Ad esempio, appartengono alla prima generazione (1945 – 1955) i caccia subsonici ad ala dritta con prese d’aria a geometria fissa ( ad es., Lockheed P-80 Shooting Star americano e il Gloster Meteor britannico). La seconda generazione (1955-1960) è caratterizzata dalla collocazione dei motori del velivolo nella fusoliera, anziché nelle semi ali e dall’ala a freccia (ad es., North American F-100 Super Sabre). La terza generazione (1960-1970), comprende i caccia con ala a forte freccia o delta capaci di raggiungere velocità transoniche o di poco supersoniche. Alla quarta generazione(1970-1995) appartengono, poi, i caccia con ala a forte freccia o a delta e prese d'aria a geometria variabile, capaci di raggiungere la velocità Mach 2[16]. A questa categoria di caccia appartiene il velivolo Eurofighter. La quinta generazione corrisponde a quei caccia sviluppati a partire dal 1995 e dotati di tecnologie molto avanzate in ambito stealth.

Si prevede lo sviluppo di tre varianti del velivolo:

  • F-35A: versione di base ad atterraggio e decollo convenzionale CTOL (Conventional Take-Off and Landing). Le componenti di questa versione sono ripartite in: 39,2% di parti comuni41% di parti simili e 19,8% di parti specifiche.

Caratteristiche tecniche: apertura alare: 10,67 m, altezza: 4,38 m, lunghezza: 15,67 m, superficie alare: 42,7 m2, peso a vuoto: 13.290 kg, peso massimo al decollo: 31.750 kg, velocità max: 1,6 mach, capacità di carburante di 8.278 kg; impianto propulsivo: Pratt&Whitney F135-PW-100 o General Electric/Rolls Royce F136

Armamentointerno: 2 missili aria-aria e 2 missili aria-superficie, cannone 25 mm; esterno: combinazioni diverse di missili e bombe fino a 8.164 kg;

Equipaggio: 1 pilota

  • F-35B: versione a decollo corto e atterraggio verticale STOVL (Short Take-Off and Vertical Landing). Le componenti di questa versione sono ripartite in: 29,9% di parti comuni,37,5% di parti simili e 32,6% di parti specifiche.

Differisce dalla versione base per:

  • Il turbofan Pratt & Whitney F135-PW-600 con postbruciatore con ugello orientabile verso il basso;
  • un Lift Fan da 8.175 kg/s della Rolls-Royce installato dietro l'abitacolo;
  • riduzione della capacità interna del carburante a 6.123 kg;
  • peso a vuoto incrementato a 14.651 kg
  • peso massimo al decollo ridotto a 27.216 kg
  • assenza del cannone interno (è previsto un cannone in un pod sotto la fusoliera);
  • sonda retrattile per il rifornimento in volo;
  • F-35C: versione per impiego sulle portaerei CV (Carrier Variant). Le componenti di questa versione sono ripartite in: 27,8% di parti comuni29,1% di parti simili e 43,1% di parti specifiche.

Differisce dalla versione base per:

  • il turbofan Pratt & Whitney F135-PW-400;
  • capacità di carburante di 8.958 kg;
  • peso a vuoto incrementato a 15.785 kg
  • assenza del cannone interno(è previsto un cannone in un pod sotto la fusoliera);
  • sonda per il rifornimento in volo retrattile;
  • carrello irrobustito e ruotino anteriore doppio con barra di aggancio alla catapulta;
  • apertura alare 13,11 m; superficie alare di 62,06 m² per diminuire la velocità d'atterraggio, aumentare l'autonomia e il bring back (carico bellico non utilizzato in missione);

L’Italia è interessata ad una combinazione di vettori CTOL e STOVL. I velivoli a decollo verticale STOVL sono gli unici aerei che possono essere impegnati dalla Marina sulle navi italiane, in sostituzione degli attuali AV8B.

Il programma

Il programma Joint Strike Fighter venne avviato negli USA, nella prima metà degli anni Novanta, nell’ambito del progetto JAST (Joint Advanced Strike Technology), che prevedeva lo sviluppo di un velivolo da combattimento di nuova generazione in grado di combinare soluzioni tecnologiche capace di garantire un lungo periodo di impiego con la possibilità di sostituire, con un unico aereo in più versioni, un’ampia gamma di velivoli della flotta militare statunitense (compresi quelli a decollo verticale).

Il programma si articola in cinque fasi:

  • CDP (Concept Demonstration Phase svoltasi tra il 1996 e il 2001) che ha portato alla definizione del JSF Operational Requirement Document (JORD). Tale fase di definizione è servita ad individuare le tecnologie essenziali, da studiare e sviluppare nella successiva attività di costruzione prototipica, ed a scegliere la ditta (Lockheed Martin Aero) destinata a proseguire il programma;
  • SDD(System Development and Demonstration),2002-2012, che prevede sia lo sviluppo dei sistemi del velivolo che la produzione di 23 esemplari (14 per i test di volo, 8 per le prove a terra ed uno per la valutazione della signatura radar del mezzo). Nell’ambito di questa fase, il primo decollo di prova della versione base è avvenuto il 15 dicembre 2006, il velivolo nella versione a decollo corto ha volato per la prima volta in data 11 giugno 2008, mentre la versione per l’impiego su portaerei ha effettuato il primo volo il 6 giugno 2010.
  • PSFD (Production, Sustainment and Follow-on Development), a partire dal 2011, in cui vengono definite le partecipazioni industriali, l’impegno economico e i requisiti dei singoli partner, i quali verranno coinvolti nello sviluppo, produzione e test fino a poter operare efficacemente il nuovo sistema d’arma.
  • LRIP (Low-Rate Initial Production), inizio 2012 e conclusione indicativa nel 2016, in cui avverrà una produzione a basso ritmo con consegne di 12 velivoli al mese per Stati Uniti, 3 per i partner internazionali e 7 per l’export. Sono stati finora ordinati 62 velivoli più 19 prototipi.
  • FRIP (Full Rate Production), produzione a pieno regime, a partire dal 2016.

Il programma si svolge nell’ambito di una cooperazione internazionale tra Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca.Il coinvolgimento dei diversi Paesi è stato calibrato in base alla partecipazione finanziaria ed alla capacità di acquisto dei velivoli secondo il seguenti livelli:

  • Level I partner (full partner) con partecipazione finanziaria pari al 10% e possibilità di influire sui requisiti del velivolo (Regno Unito);
  • Level IIpartner con partecipazione finanziaria pari a circa il 4% e limitate possibilità di influire sui requisiti del velivolo (Olanda, Italia);
  • Level III partner con una partecipazione finanziaria pari all’1-2% senza alcuna possibilità di influenzare i requisiti del velivolo (Canada, Danimarca, Turchia, Norvegia, Australia).

Sono state inoltre previste forme di collaborazione da parte di Israele e Singapore, attraverso la sottoscrizione di un accordo bilaterale di Security Cooperation Participation (SCP) con gli USA.

Le fasi CDP, SDD, PSFD del Programma sono state regolate da appositi Memorandum of Understanding sottoscritti dagli Stati che partecipano al programma. Il Memorandum relativo alla fase PSFD contiene anche una stima dei velivoli da mettere in produzione, che è riportata nella tabella sottostante. Si segnala tuttavia che i quantitativi effettivi di velivoli da consegnare ai diversi Stati membri del progetto verranno definiti nelle ultime due fasi (LRIP, FRIP).

Il documento è riportato nel dossier del Servizio studi n. 321 "Il programma Joint Strike Fighter".

 

Velivoli previsti

USA

2.443

Regno Unito

138

Italia

131

Paesi Bassi

85

Australia

100

Canada

80

Turchia

100

Norvegia

48

Danimarca

48

Totale

3.173

Per quanto riguarda l'Italia, si segnala che, rispetto alla stima contrenuta nel richiamato Memorandum of Understanding, il Ministro della difesa, il 15 febbraio 2012, ha annunciato che vi sarà un ridimensionamento del programma: “l'esame fatto a livello tecnico e operativo porta a ritenere come perseguibile, da un punto di vista operativo e di sostenibilità, un obiettivo programmatico dell'ordine di 90 velivoli (con una riduzione di circa 40 velivoli, pari a un terzo del programma), una riduzione importante che, tuttavia, salvaguarda anche la realtà industriale e che, quindi, rappresenta una riduzione significativa coerente con l'esigenza di oculata revisione della spesa”.

Le criticità del programma

Sia gli USA , sia i partner che partecipano al programma, si trovano davanti alla sfida rappresentata dal quasi raddoppio dei prezzi unitari medi da inizio programma e dell’aumento del costo del ciclo di vita dei velivoli.

Il Government Accountability Office (GAO) statunitense, agenzia indipendente che supporta il congresso USA nel monitoraggio dell'azione del Governo federale e delle sue spese, in un rapporto del 19 marzo 2010 sulla crescita dei costi e sui ritardi del programma JSF e in un successivo documento del 15 marzo 2011 sui primi risultati della ristrutturazione del programma, ha rilevato che i costi per l’Amministrazione USA sono cresciuti dai 231 miliardi di dollari del 2001 (34,4 per la fase di sviluppo e 196,6 per la fase di acquisizione) fino ai 276,5 del 2007, raggiungendo nel budget 2011 un costo complessivo di 322,6 miliardi di dollari. Questo ha fatto prefigurare la necessità, alla luce del Nunn-McCurdy Amendment, di effettuare un’apposita comunicazione in merito al Congresso. Il GAO ha evidenziato le difficoltà nel completamento delle diverse fasi del programma ed ha accertato che ai significativi aumenti di costi si sono accompagnati progressivi ritardi nelle scadenze delle diverse fasi.

Nel 2011, dopo una prima certificazione ai sensi della legge Nunn-McCurdy, il GAO ha segnalato l'ulteriore incremento del costo complessivo del programma, che è giunto a 382,5 miliardi di dollari (51,8 per lo sviluppo, 325,1 per la produzione e 5,6 per spese di costruzione militare). Il GAO rileva la possibilità di un ulteriore ritardo (al 2018) del completamento della fase di sviluppo e ribadisce che il programma ha parzialmente conseguito alcuni dei risultati preventivati, ma continua, a fronte di una crescita dei costi di progettazione (e, in prospettiva, dei costi unitari di produzione) a rivelare consistenti deficit qualitativi, soprattutto nel software, e a non rispondere ai livelli di funzionalità previsti, soprattutto nella variante STOVL, mentre sono ancora in corso elaborazioni e modifiche del progetto. Il costo medio del velivolo (compresi i costi di sviluppo e appalto) sono passati dagli 81 milioni di dollari iniziali (2001) ai 156 milioni preventivati nel giugno 2010, dopo una prima ristrutturazione del programma.

In un rapporto del 19 maggio 2011 il Government Accountability Office stima in circa 385 miliardi dollari il costo totale dell’investimento per 2.457 aeromobili entro il 2035. Il report sottolinea che la ristrutturazione globale del programma da parte del Dipartimento della difesa, tuttora in corso, comporta maggiori costi iniziali di sviluppo, un numero inferiore di aerei nel breve termine, ritardi nelle attività di training e dilatazione dei tempi di collaudo e rilascio (cfr. :testimonianza davanti al Committee on Armed Service del Senato USA di Michael Sullivan, Director Acquisition and Sourcing Management del GAO. Il documento è rinvenibile all’indirizzo web). 

Riguardo alle criticità connesse alla variante STOVL del JSF, il periodo di due anni di osservazione stabilito dall’allora Segretario di Stato alla Difesa USA Gates nel gennaio 2011, a fronte delle difficoltà di realizzazione è terminato in anticipo di un anno. Come è noto la variante STOVL rappresenta l’unico aereo da combattimento a decollo corto e atterraggio verticale in sviluppo nel mondo, in grado quindi di sostituire gli AV-8B Harrier attualmente in servizio ed essere impiegato su portaerei configurate per questo tipo di velivolo.

Al riguardo, nel corso dell’audizione del Segretario generale della Difesa e Direttore nazionale degli armamenti, sull'attuazione del programma d'armamento Joint Strike Fighter, il Generale di squadra aerea Claudio Debertolis, ha fatto presente che “in effetti, sono gli unici aerei che possono essere impiegati dalla nostra Marina, sulle nostre navi, in sostituzione degli attuali AV8. Per un certo periodo abbiamo temuto che la parte del programma inerente il decollo verticale fosse in pericolo, poiché ci sono stati problemi tecnici che peraltro hanno rallentato il programma di due anni. Ricordo che, oltre alla nostra Marina, soltanto i Marines statunitensi avranno questo versione dei velivoli. Insomma, si temeva una cancellazione di questa parte del programma, assegnando anche ai Marines dei velivoli convenzionali. In realtà, questa versione è stata considerata importantissima e i problemi sono stati superati. Qualche settimana fa il commitment statunitense del programma è stato confermato, dunque a questo punto i velivoli ci saranno e verranno impiegati dalla nostra Marina. L’Aeronautica ne avrà un certo numero, per poter affrontare talune situazioni tattiche che potrebbero presentarsi” (Crf.: audizione del Segretario Generale e Direttore Generale degli armamenti Generale Claudio Debertolis presso la Commissione difesa della Camera del 1° febbraio 2012 );

In data 23 febbraio 2013 il Pentagono ha sospeso tutti i voli di collaudo del caccia multiruolo F-35 dopo aver rilevato un guasto al motore nel corso di un'ispezione di routine, svolta' nella base militare di Edwards in California. Secondo quanto riferito la Difesa Usa che ha parlato di una sospensione cautelare, "si tratta di una frattura in una delle pale della turbina del reattore".

Il 1°marzo 2013, il Pentagono ha rimosso la sospensione temporanea imposta ai 51 caccia. La decisione di autorizzare gli aerei al volo, si legge sul sito
della Bbc, "è stata assunta dopo che gli accertamenti compiuti hanno confermato che si è trattato di un problema circoscritto e non di un difetto comune a tutti i velivoli".

La partecipazione dell'Italia

L’Italia ha aderito al programma fin dalla fase CDP, a livello di partner informato, con un contributo di 10 milioni di dollari, a partire dal 1999, dopo che le Commissioni difesa della Camera e del Senato avevano espresso parere favorevole, rispettivamente nelle sedute del 9 e del 15 dicembre 1998.

Il nostro Paese ha confermato la partecipazione alla fase SDD, dopo i pareri favorevoli con osservazioni espressi dalle Commissioni difesa del Senato e della Camera, rispettivamente nelle sedute del 14 maggio e del 4 giugno 2002. L’Italia è impegnata in questa fase con 1.028 milioni di dollari (corrispondenti allora a 1.190 milioni di euro) in undici anni. Il costo complessivo della fase SDD è quantificato in 33,1 miliardi di dollari.

Il 7 febbraio 2007 l’Italia ha sottoscritto il MoU (Memorandum of Understanding) relativo alla fase PSFD. In termini finanziari l’impegno italiano prevede un onere di 904 milioni di dollari, a partire dal 2007 fino a termine fase (pari al 4,1% dei 21,88 miliardi di dollari di costo complessivo della fase PSFD del programma). Il MoU contiene un quadro indicativo degli acquisti, che reca, per l’Italia, una previsione di 131 velivoli (69 nella versione CTOL e 62 nella versione STOVL).

Anche l’adesione alla fase PSFD è stata approvata dalle Commissioni difesa della Camera e del Senato, che l’8 aprile 2009 hanno espresso rispettivamente parere favorevole con condizioni e parere favorevole con osservazioni sullo schema di programma trasmesso dal Governo, che comprendeva anche la realizzazione, presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara), di una linea di assemblaggio finale e di verifica (FACO) per i velivoli destinati ai Paesi europei. Alle Commissioni è stato, in questa occasione, sottoposto l’intero programma JSF (compresa la realizzazione del centro FACO); la durata prevista sia del programma JSF, a partire dal 2009, che della costruzione e del funzionamento del centro FACO/MRO&U è di diciotto anni (2009-2026).

Le condizioni poste alla prosecuzione del programma da parte della Commissione difesa della Camera riguardavano:

  • la conclusione di accordi industriali e governativi che consentano un ritorno industriale per l'Italia proporzionale alla sua partecipazione finanziaria, anche al fine di tutelare i livelli occupazionali;
  • la fruizione da parte dell'Italia dei risultati delle attività di ricerca relative al programma;
  • la preventiva individuazione di adeguate risorse finanziarie che non incidano sugli stanziamenti destinati ad assicurare l'efficienza della componente terrestre e, più in generale, dell'intero strumento militare.

La Commissione ha inoltre richiesto che il Governo renda comunicazioni sugli sviluppi del programma alla Commissione Difesa, con cadenza annuale, e in ogni caso in cui si manifestino scostamenti significativi rispetto alle previsioni effettuate.

Le osservazioni della Commissione difesa del Senato si riferivano invece:

  • alla necessità di assicurare la totalità degli investimenti ricorrenti e non-ricorrenti del programma per consentire la massimizzazione dei ritorni in termini economici e occupazionali, sia per gli operatori industriali nazionali, sia per gli Enti universitari e di ricerca;
  • alla garanzia che la FACO di Cameri sia considerata dagli enti governativi ed industriali statunitensi il Centro Regionale Europeo di assemblaggio e supporto, nel rispetto degli accordi multinazionali in essere;
  • alla assicurazione per l'Italia, in accordo allo status di partner di secondo livello, della concessione da parte statunitense delle autorizzazioni per l'accesso alle tecnologie per i team industriali e governativi;
  • alla definizione degli accordi industriali prima della definitiva formalizzazione contrattuale dei rapporti tra il Direttore Nazionale degli Armamenti e il Joint Program Office statunitense;
  • alla garanzia che le attività di realizzazione della linea di assemblaggio finale siano a maggioranza italiana;
  • alla assicurazione che le aziende nazionali del settore, di proprietà o a partecipazione pubblica, garantiscano procedure trasparenti per il reclutamento della forza lavoro impegnate per la realizzazione del programma.

 

    Il ruolo delle aziende italiane

    La partecipazione industriale italiana al programma è prevista in 11 miliardi di dollari nelle sole fasi di sviluppo e produzione. La partecipazione dell’industria nazionale alle fasi di supporto logistico e di sviluppo successivo non sono ancora definite, mentre le attività svolte nel centro FACO/MRO&U potranno offrire opportunità aggiuntive alla partecipazione dell’industria nazionale al programma pari a circa 1,5 miliardi di dollari.

    Tra le aziende italiane coinvolte si ricordano: Alenia Aeronautica, (che realizzerà il cassone alare del 100% dei velivoli destinati alle forze armate italiane e del 50% di quelli destinati a USA e Regno Unito). Avio (che avrà la responsabilità completa per lo sviluppo e la produzione del sistema di trasmissione e di parte della turbina del motore F136). Galileo Avionica (che ha ottenuto l’appalto per lo sviluppo e la realizzazione della cella “sotto vuoto” del sistema di controllo del tiro); Elsag (che è coinvolta nel settore dei sistemi informativi a supporto dello sviluppo prodotto e per la logistica). Marconi Selenia Communications (alla quale è affidata la costruzione dei sistemi radio di riserva).Le altre ditte italiane che hanno acquisito contratti ed impegni per il futuro sono Aerea (piloni di lancio dei missili), Datamat, Gemelli, Logic, Selex communication, Marconi, Sirio Panel (schermi e luci dell’abitacolo), Mecaer, Moog, Oma, OtoMelara, Secondo Mona, Sicamb (seggiolino eiettabile), Consorzio S3Log, Elettronica, Aermacchi e Vitrociset.

    Nel corso della già rammentata seduta del 1° febbraio 2012 presso la Commissione difesa è stato fornito il prospetto del coinvolgimento delle aziende nazionali nel programma JSF.

    Atti di indirizzo riguardanti il programma JSF

    Mercoledì 28 marzo 2012, l’Aula della Camera ha approvato le mozioni Gidoni ed altri n. 1-00861, Porfidia ed altri 1-00862, Moffa ed altri n. 1-00907 e Rugghia ed altri n. 1-00909, nei rispettivi testi modificati, nonché le mozioni Misiti ed altri n. 1-00908, Cicu ed altri n. 1-00920, Paglia, Bosi, Vernetti ed altri n. 1-00963 e la risoluzione Pezzotta ed altri n. 6-00105 sulla riduzione e razionalizzazione delle spese militari, con particolare riferimento al blocco del programma per la produzione e l'acquisto dei cacciabombardieri Joint Strike Fighter (JSF) F-35; è stata inoltre respinta la mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00781 nel testo modificato, mentre la mozione Pezzotta, Sarubbi ed altri n. 1-00943 è stata ritirata dai presentatori.

    Nel merito delle soprarichiamate mozioni, si segnala che, mentre la mozione n. 1-00781 (nuova formulazione), respinta dalla Camera,era finalizzata ad impegnare il Governo a rivedere drasticamente la partecipazione dell’Italia al programma per la produzione e l'acquisto dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter e a valutare la possibilità di uscire definitivamente dal programma e di utilizzare tali risorse per il rilancio dell'economia e il sostegno all'occupazione giovanile, le mozioni 1-00908, 1-00909, 1-00920 e 1-00943, approvate dalla Camera impegnano, rispettivamente, il Governo a:

    • confermare la riduzione della commessa per la produzione e l'acquisto dei cacciabombardieri, secondo quanto annunciato dal Ministro della difesa, e cioè procedere all'acquisto di 90 F-35 in luogo dei 131 inizialmente previsti dal programma (mozione n. 1-00908, Testo modificato nel corso della seduta);
    • mantenere aperta e costante nel tempo una valutazione trasparente, attraverso i previsti passaggi parlamentari, sulla partecipazione italiana al programma JSF, lasciando aperta la valutazione sul numero effettivo dei velivoli da acquisire, così come stanno facendo gli altri Paesi coinvolti nel progetto, in primis gli Stati Uniti, in modo da poter considerare nel tempo le esigenze del nostro strumento militare, lo stato di avanzamento del progetto e dei costi ad esso collegati (mozione n. 1-00909, Testo modificato nel corso della seduta);
    • riconsiderare, così come stanno facendo gli altri Paesi coinvolti nel progetto Joint Strike Fighter, in primis gli Stati Uniti, il numero effettivo di velivoli da ordinare, subordinando le decisioni alle esigenze operative, allo stato di avanzamento del progetto stesso ed ai costi ad esso collegati (mozione n. 1-00920);

    Le mozioni 1-00861, 1-00862, 1-00907 e 1-00963, approvate dalla Camera sono , invece, dirette a:

    • confermare la partecipazione nazionale a tutti i più importanti programmi multinazionali di progettazione, sviluppo e produzione di armamenti suscettibili di avere ripercussioni occupazionali e ricadute tecnologiche sul nostro Paese, oltreché sul livello di operatività dello strumento militare italiano (mozione n. 1-00861, Testo modificato nel corso della seduta);
    • procedere ad un ribilanciamento delle risorse destinate ai settori del personale, nell'esercizio degli investimenti, che persegua la sostenibilità delle spese militari e la disponibilità di capacità operative, rispondenti al dettato costituzionale ed alla politica estera italiana, oltre che alla vocazione del nostro Paese all'integrazione europea e al ruolo delle Forze armate nei contesti multinazionali e multidisciplinari. ( mozione n. 1-00862, Testo modificato nel corso della seduta);
    • assumere iniziative affinché qualsiasi nuovo programma di acquisizione e/o sviluppo, strategico per il Paese, veda il prioritario coinvolgimento dell'industria e dei lavoratori italiani, specie in quelle tecnologie e/o applicazioni dove è più alto il livello di sicurezza che il sistema Paese deve poter ottenere (mozione n. 1-00907, Testo modificato nel corso della seduta);
    • presentare in Parlamento il progetto di revisione dello strumento militare italiano e con esso, il programma degli investimenti che ritiene si debbano realizzare, nel breve e nel medio periodo, per assicurare una più efficiente integrazione dello strumento militare italiano nel sistema di difesa euro-atlantica, anche con riferimento alla componente aerotattica ed a valutare, in questo quadro, come gli altri Paesi coinvolti nel progetto Joint Strike Fighter, il numero di F35 da acquisire, subordinato alle varie fasi di sviluppo del progetto, ai costi e alle esigenze operative, in linea con le disponibilità economiche del sistema di difesa italiano (mozione 1-00963).

    Per quanto riguarda, da ultimo, la risoluzione n. 6-00105, approvata anch’essa dalla Camera nel corso della seduta del 28 marzo, essa mira, tra l’altro, ad impegnare il Governo a subordinare qualunque decisione relativa all'assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d'arma, al processo di ridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano;